TgNews Tv nel porre l’accento sull’agricoltura nostrana, ha incontrato, oggi, il presidente dell’Associazione Apicoltori italiani, l’irpino Giuseppe Cefalo. Quarantaquattroanni, quasi tutti spesi nella centenaria azienda apistica di famiglia, a gestire gli alveari per la produzione di miele, degli altri prodotti delle api e a svolgere servizio d’impollinazione.  Nel 2002 dopo aver conseguito la laurea in economia, crea una nuova azienda di apicoltura, che, ad oggi,  gestisce circa 600 alveari, tutti nomadi. Si è sempre dedicato anche alla crescita dell’associazionismo apistico in Campania, ed in particolare dell’associazione APAS (Apicoltori Associati della Campania) ove ha ricoperto la carica di consigliere dal 2006 al 2013, anno in cui ne diventa presidente. Nel marzo 2017 viene nominato presidente dell’UNAAPI (Unione nazionale associazione apicoltori italiani), primario organismo nazionale di rappresentanza del settore.

Presidente, il consumo di miele è consigliato a tutti?

“Il consumo di miele è consigliato a tutti. Va sottolineato, però, che essendo il miele costituito essenzialmente da zuccheri (fruttosio e glucosio), le persone che soffrono di diabete dovrebbero consumarlo sempre con moderazione. Si consiglia inoltre di non somministrare il miele ai bambini al di sotto dei dodici mesi di età”.

Il miele è stato considerato alla stregua di un farmaco, soprattutto quando i medicinali erano assenti. Oggi, il miele, l’oro giallo, è considerato ricco di benefici, ma andrebbe assunto biologico e grezzo?
“Il miele è un alimento, fonte di zuccheri semplici e per questo è un cibo altamente energetico e dolcificante. In questa categoria è l’unico che non necessita di nessuna trasformazione per arrivare dalla natura alla nostra tavola. Mediamente il miele è costituito per circa l’80% da zuccheri diversi, principalmente fruttosio e glucosio; il 17% è la parte acquosa e solo il 3% è rappresentato da sostanze diverse, tra le quali sostanze azotate, sali minerali, acidi organici, polifenoli, sostanze aromatiche. In merito alla scelta di orientarsi sul miele biologico e grezzo, questa decisione va lasciata al consumatore e alle sue scelte alimentari. L’importante è rivolgersi per l’acquisto a canali sicuri, cioè di fiducia e/o controllati”.
Quale territorio, in Italia, risulta miglior produttore?
“In Italia possiamo vantare circa 50 mieli mono flora, ovvero mieli che derivano da un’unica origine botanica. Già grazie a questo, possiamo capire che il nostro Paese è un ottimo produttore di mieli, indipendentemente dal territorio o dalla regione. Ogni consumatore ha quindi la possibilità di scegliere secondo il proprio gusto e le abitudini alimentari personali”.
Perché l’Italia, e non solo, risulta Paese importatore di miele, in particolare proveniente dalla Cina?
“L’Italia, come d’altra parte il resto dell’Europa, non produce abbastanza miele per soddisfare la richiesta e una quota importante di prodotto consumato in Italia è importata da Paesi terzi. Questo perché negli ultimi anni si è assistito a un progressivo calo della produzione di miele, a causa di molteplici fattori: in primo luogo i pesticidi e le malattie delle api, ma non dimentichiamo che anche il cambiamento climatico sta esercitando un ruolo non indifferente: siccità, inondazioni, primavere fredde e piovose ed estati troppo calde o troppo fredde (che si traducono in fioriture tardive o addirittura assenza di nettare) mettono a serio rischio il raccolto. Questo si traduce in scarsità di miele italiano a disposizione sugli scaffali della grande distribuzione e all’aumento di richiesta del miele straniero per soddisfare la domanda nazionale”.
Quale differenza si riscontra con quello del nostro territorio Italiano?
“Se parliamo del miele cinese, la differenza è enorme. A luglio 2018, noi di Unaapi abbiamo denunciato al Ministro Centinaio una situazione ormai insostenibile, perché il ‘miele’ cinese importato – di fatto – non è miele. Il miele di provenienza cinese, infatti, non risponde alla normativa europea perché spesso la sua produzione riguarda miele immaturo con un alto contenuto d’acqua, che viene poi conferito a “fabbriche del miele” che provvedono a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Da questo processo – che avviene in fabbrica e non nell’alveare, come invece prevede la norma – deriva un prodotto senza le varie componenti caratteristiche del miele (Direttiva europea 2011/110/CE, Codex Alimentarius 1981) .Unaapi ritiene che la commercializzazione consapevole di qualsiasi prodotto alimentare, che non soddisfa gli standard previsti dalla norma, sia frode alimentare e ha chiesto al Ministro di attivare tutte le misure necessarie per porre fine a questo grave scandalo”.
In Campania come siamo posizionati?
“Gli ultimi dati 2018 disponibili in anagrafe apistica regionale ci dicono che ci sono più di 1000 apicoltori che detengono circa 60.000 alveari. La nostra regione è cresciuta molto negli ultimi anni grazie anche al lavoro delle associazioni sul territorio che hanno ben supportato le aziende dal  punto di vista dell’assistenza tecnica, ma anche con la formazione e la condivisione delle conoscenze. Si può dire che il gap tecnico e strutturale  delle aziende campane rispetto a quelle delle altre regioni si sia del tutto colmato, tanto che ad oggi siamo l’ottava regione in Italia per patrimonio apistico. Tra i vari mieli mono floreali prodotti in Campania va segnalato quello di sulla (dall’omonima pianta foraggera), di acacia, di castagno, di borragine di trifoglio oltre a vari tipi di millefiori”.                                                                                                                               
E’ vero che non risulta particolarmente calorico?
“L’apporto energetico del miele è abbastanza elevato (320 kcal/100 g). Ma quando si usa miele come dolcificante si impiega, in realtà, una quantità di sostanze nutrienti un po’ inferiore rispetto a quello che si farebbe utilizzando zucchero da cucina (saccarosio), in quanto il miele è “più dolce”dello zucchero; questo comporta un piccolo risparmio di calorie, che può comunque essere utile anche per chi è a dieta”.
Secondo le ultime stime, gli apicoltori italiani sono 45.513. Se i consumi di miele sono in aumento, la produzione starebbe crollando tra cambiamenti climatici e malattie. Come potrebbe intervenire la tecnologia a salvaguardia del settore e della professione?
“Sicuramente quello della tecnologia applicata agli alveari è un terreno ancora nuovo, che, però, sta iniziando a prendere piede tra gli apicoltori. Alveari “intelligenti”, che segnalano in tempo reale su computer o smart phone il peso dell’alveare(quindi le scorte di miele), l’umidità e la temperatura interne ed esterne, aiutano l’apicoltore, avvisandolo sulla mancanza di scorte, sul clima all’interno dell’alveare e in apiario e su possibili problematiche (sciamatura, rientro bottinatrici, ecc.), permettendogli di intervenire prontamente in caso di necessità. L’interconnessione di questi alveari in rete, poi, ci potrà fornire preziose indicazioni non solo su avvelenamenti o malattie, ma anche sullo stato delle fioriture e dei raccolti”. La Campania e l’Irpinia, in particolare, potenzialmente potrebbero crescere in tema di valorizzazione agricola interna, ampliando i propri orizzonti e ponendo l’accento sui prodotti D.O.C e I.G.C, più di quanto si faccia al momento.
 Giusy Iachetta