La stagione venatoria 2018/2019 è terminata con oltre venti morti e decine di feriti, confermando la pericolosità di questo passatempo per la sicurezza pubblica.
Anche quest’anno a più di un mese dalla chiusura della caccia ci si ritrova a fare i conti con il solito bollettino di guerra.
I dati, pubblicati dall’Associazione Vittime della Caccia, fanno rabbrividire. Tra le vittime, anche quest’anno, figurano molti comuni cittadini, 9 morti e 18 feriti non erano infatti cacciatori, mentre i cacciatori morti e feriti sono rispettivamente 12 e 41.
Il record in Campania, con quindici vittime, seguita da Toscana, Lazio, Puglia. Questo per non parlare degli animali domestici uccisi. Per non parlare degli animali protetti uccisi, fra i quali ricordiamo lupi, orsi e rapaci. Per non parlare di chi spara a due passi dalle abitazioni. E che dire del piombo sparso nelle campagne o dei cacciatori che uccidono gli animali che fuggono dagli incendi?
“Ogni anno  – dichiara Emilio Mauro Merola, Responsabile Lac e Lida –  ritroviamo bilanci pesantissimi su ogni fronte, per quello che è definito da molti  “uno sport”, infatti sono stati innumerevoli gli incidenti causati dalle doppiette in tutta Italia.
E come se morti e feriti non bastassero, si aggiunge uno spaventoso inquinamento ambientale dovuto al piombo delle cartucce.
La caccia, non è uno sport ma un’abitudine incivile e potenzialmente dannosa anche per chi non la pratica e ci auguriamo che la pubblica opinione, debitamente informata, maturi una maggiore consapevolezza sulla necessità di fermare questo spaventoso vomitevole massacro, che uccide milioni di indifesi ed alle volte uccide anche l’uomo”.
Finalmente è finita la caccia ed è possibile tornare a frequentare boschi e campagne senza timore di essere scambiati per un fagiano ed essere impallinati da qualche cacciatore. La pubblica sicurezza, non è certo un’opinione.