Sta facendo, giustamente, molto discutere l’atteggiamento da puro troglodita che ha avuto il “signor” Sergio Vessicchio nei confronti dell’assistente di linea Annalisa Moccia, a cui va tutta la nostra solidarietà, durante una partita di calcio valida per il girone B d’eccellenza. Una cosa del genere probabilmente avrebbe fatto meno scalpore se si fosse trattato di un paese dove la parità tra i due sessi è ancora un’utopia ed invece è successo durante la partita Agropoli –Sant’Agnello. “E’ uno schifo” queste parole, insieme ad altre, sempre offensive sono state ampiamente usate dal “pseudo” telecronista di Canalecinque TV nei confronti dell’assistente di linea. La sua colpa? Quella di essere donna. Dopo tutto il polverone alzato, lo stesso Vessicchio ha commentato sui social: “Ritengo personalmente che far arbitrare le donne nel calcio sia sbagliato per molti motivi, quindi confermo il mio pensiero. Perché tutti questi squallidi moralisti non fanno una battaglia per farle giocare insieme ai maschi? La vera discriminazione è questa”. A quanto pare tra i moralisti c’è pure l’Ordine dei Giornalisti della Campania che attraverso il suo presidente Ottavio Lucarelli ha annunciato la sospensione del Vessicchio. In un Paese, l’Italia, dove, almeno sulla carta, la parità esiste, in pratica invece assistiamo a queste esternazioni, fatte da una persona, un giornalista, che dovrebbe, almeno in teoria essere non solo al passo con i tempi, ma in primis rispettare la donna in quanto tale e, là dove può, ulteriormente risaltarne la parità con l’uomo. Sicuramente nella vita ci sono cose ben peggiori dei commenti esternati da questo soggetto: la donna e non solo in quei paesi dove è considerata alla stregua di un oggetto, quotidianamente è vittima di violenze fisiche e psicologiche. Quotidianamente è vittima di soprusi ed angherie. Quotidianamente c’è una percentuale altissima di donne che semplicemente perché passeggia è vittima di frasi o parole di dubbio gusto. Inutile aggiungere che raramente capita il contrario. Quotidianamente la donna deve dimostrare non di essere più brava di uomo, ma di esserlo allo stesso modo. Durante un colloquio di lavoro ad una donna viene chiesto se ha intenzione di fare figli, ad un uomo no. Se una donna ottiene un avanzamento di carriera “sicuramente” non è per le sue qualità, se l’ottiene un uomo a nessuno viene in mente di chiedersi in base a quali meriti. Potremmo continuare all’infinito. Nel mondo ed in Italia esistono, purtroppo, milioni di signor Vessicchio,  che quotidianamente ci insegnano che la parità ancora non esiste. Milioni di signor Vessicchio che rappresentano un fallimento per tutte noi donne. Fallimento perché questo “signore” è nato da una donna. Il bambino di oggi sarà l’uomo di domani e se sarà un uomo e non un troglodita è soprattutto merito di una madre. Di una donna.

(Foto dal web)