Inaugurato Parco Verde “Molinello” di Grottaminarda

Grottaminarda. La sedia del Re. Le sette montagne. Il campo azzurro. Sono i posti delle favole dei bambini di Grottaminarda. Fino a cinquanta anni fa, il Macchio era il parco naturale dove si entrava attraverso una boscaglia fitta, si scalavano strade impervie, si sentiva il rumore del Molinella, il ruscello che lo attraversava tutto. E l’avventura era a due passi dal centro di Grottaminarda. Anzi proprio dentro alla cittadina ufitana. Per anni, poi, se ne sono perse le tracce ed il polmone verde necessario al respiro di tutta Grottaminarda è finito dentro ad un cassetto delle stanze del Comune. A riprendere il discorso ci ha pensato l’amministrazione Cobino, anche se si potrebbe pensare che si tratti di una operazione elettorale, visto che tra due settimane, da queste parti si vota per le amministrative. Per rifare il look a quello che diventerà il Parco del Torrente Molinella, ci sono voluti 50 mila euro, tutto interamente finanziato dal Comune. Disciplinate le acque, ripristinati gli antichi camminamenti, quelli per entrare nel posto delle fragole. Ha ripreso a battere il cuore della vegetazione naturale che gira intorno a questa splendida distesa di verde. È una distesa di macchia mediterranea, sulla quale campeggia il pino secolare che si trova all’ingresso del nuovo camminamento. Il parco, che è stato inaugurato questa mattina alle ore 11, fa parte di una”location”suggestiva, visto che alle sue spalle si trovano l’imponente castello d’Aquino e la chiesa di Santa Maria Maggiore. Tra l’altro è stata creata un’area pic nic, con un fontanino. E un cancello che regolera’le entrate. Almeno speriamo. Si potrà quindi fare passeggiate nell’ambiente e nella natura, portare a giocare i bambini. E dovrà no essere i cittadini I primi a custodire questo bene prezioso che, da stamattina, c’è a Grottaminarda. Su come chiamarlo, il Quotidiano del Sud lancia un’idea :intitoliamolo ad Amar Cheriet, pittore algerino, grottese di adozione, scomparso da poco. Con i suoi quadri, con l’ostinata cocciutaggine che lo portato a proteggere, fin dagli anni 70 del secolo scorso, è stato tra i primi a non dimenticarsi della Fratta, prima, e anche del Macchio attraverso le sue opere famose in tutto il mondo.

Giancarlo Vitale