Ormai è nota la candidatura del poeta, paesologo, scrittore, regista e Franco Arminio come sindaco del suo paese: Bisaccia. Candidato già alle Europee con Tsipras e sempre vicino alle lotte civili dalla famosa discarica sul Formicoso a quella per la chiusura dell’Ospedale di Bisaccia, Franco segue le orme di Rocco Scotellaro
Ideatore della paesologia, del Festival La Luna e i Calanchi ad Aliano, di Altura a Bisaccia e della Casa della Paesologia, recentemente spostata nel suo paese. Intorno alla sua figura si parla tanto, molto nel bene e molto nel male: riesce a creare sempre estremi e paradossi; per cui abbiamo deciso di fare una chiacchierata che ha potuto chiarire alcune sue posizioni

Ciao Franco, su Facebook hai presentato la tua candidatura mostrandoti con una maglia con il volto di Rocco Scotellaro. Perchè un poeta sente il bisogno di entrare attivamente in politica?

A me è sempre piaciuta la vita politica. Il mondo non si governa da solo per cui ho sempre dato attenzione a quello che ci circonda. In questo momento mi sembra particolarmente importante occuparsi dello spazio pubblico e del bene comune perché mi sembrano cose sempre più minacciate rispetto al passato. Mi è sembrato più necessario del solito. Secondo me è normale come poeta, come cittadino dare importanza alla res pubblica. Mi sembra un fatto strano che ci sia l’idea che la poesia sia lontana dalla visione politica.

Ultimamente, però, l’appellativo ”poeta” si usa come offesa sottile…

È vero, è una parola ambigua che agli occhi di qualcuno sembra prestigiosa ma allo stesso tempo il poeta viene visto come una creatura volatile, inetto verso le cose solide. Ma non è così, il poeta è la creatura più impastata di terra che c’è. Uno dei miei libri si chiama “Terracarne” proprio perché tutto quello che fa il poeta lo fa con il suo corpo, lo ustiona con il paesaggio, con l’ambiente. Bisogna assolutamente cambiare questa idea di astrazione legata alla poesia.

Qualche tempo fa hai detto ”Dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco, dei vivi ancora meno”; com’è cambiato il modo di vivere degli irpini dopo il terremoto?

Intanto c’è un problema di spopolamento. Hanno ricostruito le case e la gente è andata via, quindi questi paesi hanno più case che abitanti. Nessuno abita vicino ad un altro, come se ci fosse il vuoto intorno ad ognuno di noi. Questo è l’aspetto più importante: questa centrifuga che ha sparpagliato i paesi, il paesaggio creando una sorta di buco al centro; c’è un senso di desolazione, un senso di comunità rotta che non si riesce a ricostruire, a riconettere. È un senso molto doloroso. Accade ovunque, da noi è accentuato da questa frammentazione urbanistica dedotta dal terremoto.

Tu inviti i giovani a tornare in Irpinia ma questo dolore, questo senso di smarrimento è fortemente sentito dalle nuove generazioni…

Questa non è una terra per giovani, non è una terra che crede nei giovani, che investe sui giovani, ma in modo un po’ eroico potrebbero scegliere di tornare e decidere di provare qui a fare qualcosa. Capisco che, nell’immediato, i fattori scoraggianti sono di più di quelli incoraggianti, ma nel lungo termine credo che questi luoghi riprenderanno la loro vitalità; tornando sarebbe come anticipare un fenomeno che potrebbe accadere ad un certo punto. Anche perché altrove non è che succeda chissà cosa. È difficile ovunque. Io penso che bisognerebbe comunque provarci.

Non è una sorta di paradosso chiedere ai giovani di restare ed essere tu stesso ad andare spesso via dal tuo paese?

Dipende dalla vita che si fa. Io sono in giro per lavoro ma vivo a Bisaccia, parto da Bisaccia, torno a Bisaccia. Se verrò eletto chiaramente starò molto più a Bisaccia che altrove. Io vivo nella casa dove sono nato quindi sicuramente sono fedele al paesaggio. Magari in un mese sono stato 25 giorni fuori ma non sono andato mai via.

Ci sono tanti giovani nella tua lista, questa scelta è stata abbastanza criticata…

Se non metti i giovani, dicono che non li hai inclusi, se li metti vengono considerati inesperti. È vero che in parte è stata fatta negli ultimi giorni, venuta fuori da un conflitto che c’era. Un gruppo si è in qualche modo distaccato, molta gente non si vuole candidare. Alla fine sono molto contento: pur non essendo stata pensata, alla fine è una bella lista.

 

Franco ha pubblicato ogni giorno la sua esperienza politica su Facebook, tenendo un diario elettorale, vi lascio alcuni versi che ha condiviso il 23 maggio:

Grazie al mio corpo,
grazie a questa
magra striscia di carne
senza sonno.
Ognuno di noi deve
ringraziare il suo corpo,
e anche il corpo degli altri,
ogni corpo umano è sacro
come ogni filo d’erba,
ogni animale.
La miseria è nelle anime,
lontano dalla carne
tutto è finto e un po’ volgare.
La politica deve partire
dai corpi.