La morte del vice-brigadiere Mario Cerciello Rega, rappresenta un fallimento per lo Stato. Ennesima vittima sacrificale di un sistema che da anni, troppi, tende a difendere i carnefici a discapito delle vere vittime. Di un sistema che non permette ai propri uomini e donne in divisa che questo Stato rappresentano, a potersi difendere. Non sappiamo bene cosa sia successo. Al momento le uniche notizie che trapelano é che Mario stava svolgendo il proprio lavoro/dovere in borghese ed aveva fermato alcuni sospettati. Per aver compiuto il suo lavoro, per poco più di 1500 euro al mese, ha ricevuto 8 coltellate. Chissà se ha avuto il tempo di pensare di usare la propria arma per difendersi o, in quel frangente ha pensato di non farlo perché se avesse sparato e colpito tutti gli avrebbero dato addosso. Tutti a puntare il dito: dai mass- media ai superiori, accusandolo di eccessivo uso di legittima difesa, magari anche di essere razzista e giustizialista. E da lì sarebbe nata una gogna mediatica che avrebbe lasciato chiunque senza forze sia a livello fisico che economico. Forse Mario ha semplicemente pensato a quella moglie, a quella madre che non avrebbe più rivisto ed abbracciato. Mario, che può essere uno dei tanti figli del Sud che lavora fuori casa,  il marito con cui costruire un futuro, un amico a cui chiedere consigli o con cui confidarsi, un semplice sconosciuto che oggi ci regala un sorriso. Mario era uno di noi. Il ragazzo della porta accanto, uno che come tutti aveva dei sogni: sposato da poco più di un mese, tanti progetti ancora da realizzare ed invece sono bastate 8 coltellate, inferte con ferocia, a farsí che tutto venisse spazzato via. Uno Stato che non ha il coraggio di prendere decisioni forti per tutelare i suoi rappresentanti, uno Stato che, anche in questa situazione, parla di quanto accaduto solo per fare propaganda politica ha già fallito. Da più parti s’invoca la galera a vita, ma si sa che essa non esiste. Le leggi, fatte dalla nostra classe poltica, non lo permettono. Leggi, la cui applicazione è sempre incerta e discrezionale. Lo stato e deliberamente lo scrivo in minuscolo, fallisce lì dove non riesce a tutelare i suoi uomini, fallisce lì dove non garantisce la pena, fallisce lì dove chiunque pensa di poter uccidere un essere umano, che sia esso rappresentante delle forze dell’ordine o meno é irrilevante, e rimanere pressoché impunito. Lo stato siamo noi.

( foto dal web)