Il  Vallone Cupo per ‘A Mascherata era sotto un cielo plumbeo, richiamo della pestilenza nella quale versa la società contemporanea, delle coscienze offuscate, delle menti bagnate.

La pioggia ieri non c’è stata e neanche tanto fango, freddo poco e umidità crescente. Allo stesso modo della Scalogna (animale mitologico che scava sottoterra) il mega concerto di ieri sera, ci ha aiutato a scavare con le unghie e con le orecchie sotto quella che è la superficialità del contemporaneo che non si ferma ad analizzare i fenomeni come la Trap ma si limita a giudicare malamente, ad esempio, Young Signorino.

E’ stato proprio il trapper diciannovenne a destare maggiori critiche, nessun bicchiere addosso, né tantomeno il Comune si tirerà indietro in merito al patrocinio (nell’era del nuovo medioevo, è successo ed è successo in Veneto) ma bastava girarsi attorno per vedere le facce della gente che alla vista del trapper alzava la mascherina antipeste e girava gli occhi al cielo.

A chi mostrava entusiasmo rispondeva “ Cazzo raga, anche io vi amo’’ o “Bella raga, anche voi siete Signorini’’ affermandosi come un essere oltre il nome.

Seguito da Morgan, cantautore, artista, anima fragile, performer istrionico, divulgatore instancabile, un vero corsaro in grado di veleggiare tra le pestilenze contemporanee, poeta dadaista che maschera sé stesso con la sincerità della sua vita cresciuta in pubblico. L’esplicazione della follia musicale con il suo modo di suonare istrionico e il suo repertorio che va da De Andrè alla famiglia Addams.

De Andrè è stato citato e cantato più di una volta: da Neri Marcorè, l’affermazione del potere di mascherarsi grazie alla voce, fino ai The Andrè, un duetto mascherato che reinterpreta le canzoni della scena musicale del momento, come British della Dark Polo Gang, trasformandole in poesie seguendo lo stile indistinguibile del cantautore genovese.

Altro gruppo – parodia è stato quello di Enzo Savastano, dissacratore di ogni genere, in grado di mimetizzarsi con la voce, dal neomelodico all’indie, alla trap, fresco di Premio Musicultura, con Le mogli dei cantanti famosi.

Ci fermiamo a Napoli, con Livio Cori, sospettato di essere Liberato,(Gianni Valentino ne parla nel suo libro “Io non sono Liberato’’) cantautore all’ombra del Vesuvio e maschera attoriale (Gomorra – La serie). Tutti brani d’amore compreso ‘A casa mia tenendo a ribadire che i primi immigrati siamo noi e a liberare la catena dei pregiudizi su una città appastata quale è Napoli.

A concludere, dopo una declamazione cupissima accompagnata dal tamburo a morte di Beppe Leone, gli Almamegretta, un gruppo miracoloso, una voce che si è fusa nel battito del dub, nella trance, nel pop e nella tradizione musicale ebraica e non si è mai fermata, quella di Raiz, qui di nuovo con Almamegretta. la band che sacerdoti del suono come i Massive Attack ci invidiano. Ascoltare brani come Figli di Annibale o Fattallà, che 20 anni fa erano denuncia, ha oggi il tono della profezia compiuta.

Nonostante la stanchezza e l’umidità che dava l’idea fisica di pestilenza, dopo il concerto ci si è spostati nell’Area Mercato Intraterrestre dove il Mucchio Selvaggio in Movimento ci ha aiutati ad affrontare l’alba del nuovo giorno, luce che ha aiutato le coscienze a capire l’effeto pestifero che ha attaccato tutti durante la notte.

Oggi continuano gli eventi, aspettando il concerto di stasera:https://www.sponzfest.it/2019/sponz-pest/