A proposito di Educazione Civica: tanto rumore per nulla! di Nicola Prebenna

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Si sta facendo un gran parlare a vuoto, in questi ultimi tempi, di Educazione civica. Pare che un nuovo spettro si aggiri per le scuole italiane, ed è la nuova disciplina dell’Educazione civica. Tanto di linee guida, con voli pindarici su come dovrebbe essere strutturata e su chi incomberebbe l’onere, il privilegio di impartirla. Si parla tanto di semplificazione e intanto si fanno sforzi da giganti per complicare ciò che è per natura semplice e chiaro. Cominciamo con ordine, anche ripetendo o sottolineando ciò che è ovvio. Il sistema scolastico ha la sua ragione fondante nell’essere la struttura con cui ciascun paese intende formare, sul piano dell’istruzione e della cittadinanza, i propri studenti, dall’età più tenera fino alla maggiore età. E’ naturale che non esista istruzione, formazione senza educazione, senza l’impegno di chi è preposto alla formazione di tirar fuori, di estrarre dalla personalità in evoluzione ciò che è positivo e accantonare le pratiche negative. Come è naturale che il bambino o il ragazzo/adolescente siano formati nel rispetto delle norme che regolano i rapporti con gli altri, amici, famiglia, istituzioni. Per farla breve, non si dà sistema scolastico senza che siano pilastri fondanti sia il valore di Educazione che quello di cittadinanza. E tali valori, tali pratiche formative non sono degli optional, sono elementi costitutivi l’atto educativo che interessano la scuola nella totalità delle sue componenti. E non sono momenti occasionali, ma il tratto comune che lega tutte le pratiche e tutti i momenti della vita della comunità scolastica. E’ questa la ragione per la quale gli sforzi titanici che sono stati fatti per definire le linee guida, le ipotesi su come configurare l’insegnamento dell’Educazione civica con tanto di orario annuale e tanto di disquisizioni sul personale da impiegare nel suo insegnamento, mi sembrano gli sforzi della montagna che al termine delle doglie partorisce un topolino. Una pratica educativa, una condotta pedagogica improntata alla pratica ed alla illustrazione della bontà dei principi che fondano sani e positivi rapporti tra uomini e istituzioni devono essere il polmone che deve garantire alla vita scolastica di respirare e devono segnare tutti gli istanti in cui si articola e si manifesta l’esperienza scolastica. Tutti gli attori sono i docenti, di qualsivoglia disciplina, tutte le figure professionali operanti nella scuola, se è vero, come è vero, che questa è una comunità educante, a conferma ancora una volta che l’educazione è l’attività principe alla quale incardinare la vita della scuola. Nel DNA del docente responsabile è viva la preoccupazione di non essere solo promotore di istruzione ma attore di educazione ai valori della cittadinanza attiva. Mi piace ricordare che nei primi anni settanta insegnavo presso l’istituto magistrale e la mia cattedra era costituita da latino, storia e geografia. I miei studenti, le mie studentesse sicuramente ricordano che un’ora alla settimana di storia veniva da me utilizzata per il commento della costituzione. Credo ragionevolmente di essere stato uno dei pochi docenti ad averlo fatto, sia allora che dopo. Ribadito che l’ovvio non avrebbe bisogno di essere sottolineato e richiamato, possiamo anche accettare l’idea che le cose che si ripetono possono giovare, ed allora una norma in più, una sottolineatura inutile possono anche essere occasione di ben operare. A condizione che sia sempre richiamata e sottolineata la decisiva responsabilità e sensibilità del docente, di ogni docente. La riflessione presente, pur essenziale, ribadisce gli sforzi inutili di rivelare ciò che è ovvio; non è però ozioso riaffermare che la formazione continua nelle aule scolastiche non può prescindere da una costante, quotidiana, convinta pratica dei valori di rispetto degli altri, di attenzione per i diversi, di solidarietà, di rispetto delle regole e dei ruoli, di rispetto dell’ambiente. Perché vengano fuori dalle nostre scuole cittadini responsabili e preparati, non c’era bisogno di decantare la bellezza e la ricchezza immaginarie degli abiti del re, perché questi è nudo; è sufficiente che si rifletta con la dovuta convinzione sul ruolo e sulla funzione del docente. Più che fare un gran parlare di Educazione civica, contano e conteranno i fatti, le pratiche educative continue e convinte, quotidiane, che animeranno l’azione di tutti gli operatori scolastici, in primis dei docenti.