«La Risurrezione di Gesù è segno di pace. Se la vita di Cristo si fosse fermata al Venerdì santo per l’umanità non ci sarebbe stata alcuna via d’uscita. Grazie a Dio, c’è la Risurrezione, così Dio ha vinto tutto il male, Lui è risorto e anche noi risorgeremo». Lo ha detto il cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere del Papa, nel corso della Messa pasquale celebrata nella Cattedrale di Kiev. Nello stesso tempo, dalla Loggia Centrale della Basilica di San Pietro a Roma, papa Francesco ha diffuso il messaggio pasquale e impartito la Benedizione “Urbi et Orbi”. Ha detto il Pontefice: «I nostri sguardi sono increduli, in questa Pasqua di guerra. Troppo sangue abbiamo visto, troppa violenza. Anche i nostri cuori si sono riempiti di paura e di angoscia, mentre tanti nostri fratelli e sorelle si sono dovuti chiudere dentro per difendersi dalle bombe». Di fronte a tali orrori – ha continuato – «facciamo fatica a credere che Gesù sia veramente risorto, che abbia veramente vinto la morte», e ci si pone la domanda: «Che sia forse un’illusione? Un frutto della nostra immaginazione?». «No, non è un’illusione! Cristo è risorto! È veramente risorto», ha esclamato il Papa, ed ha aggiunto: «Abbiamo bisogno del Crocifisso Risorto per credere nella vittoria dell’amore, per sperare nella riconciliazione. Oggi più che mai abbiamo bisogno di Lui, che venga in mezzo a noi e ci dica ancora: “Pace a voi!”». Secondo Francesco, guardando le piaghe di Gesù, i nostri occhi increduli si aprono, i nostri cuori induriti si schiudono e lasciano entrare l’annuncio pasquale: “Pace a voi!”. Solo Gesù può farlo – ha spiegato il Pontefice – perché porta le piaghe, le nostre piaghe: «Quelle sue piaghe sono nostre due volte: nostre perché procurate a Lui da noi, dai nostri peccati, dalla nostra durezza di cuore, dall’odio fratricida; e nostre perché Lui le porta per noi, non le ha cancellate dal suo Corpo glorioso, ha voluto tenerle in sé per sempre. Sono un sigillo incancellabile del suo amore per noi, un’intercessione perenne perché il Padre celeste le veda e abbia misericordia di noi e del mondo intero. Le piaghe nel Corpo di Gesù risorto sono il segno della lotta che Lui ha combattuto e vinto per noi, con le armi dell’amore, perché noi possiamo avere pace, essere in pace, vivere in pace». Papa Francesco ha poi invocato la pace per la martoriata Ucraina «così duramente provata dalla violenza e dalla distruzione della guerra crudele e insensata in cui è stata trascinata». «Su questa terribile notte di sofferenza e di morte – ha ribadito il Papa – sorga presto una nuova alba di speranza! Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre. Per favore, per favore: non abituiamoci alla guerra, impegniamoci tutti a chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade! Pace!». «Chi ha la responsabilità delle Nazioni – ha continuato il Pontefice – ascolti il grido di pace della gente. Ascolti quella inquietante domanda posta dagli scienziati quasi settant’anni fa: “Metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?” (Manifesto Russell-Einstein, 9 luglio 1955)». Nella Veglia Pasquale di sabato 16 aprile il Santo Padre ha detto: «Troppo spesso guardiamo la vita e la realtà con gli occhi rivolti verso il basso; fissiamo soltanto l’oggi che passa, siamo disillusi sul futuro, ci chiudiamo nei nostri bisogni, ci accomodiamo nel carcere dell’apatia, mentre continuiamo a lamentarci e a pensare che le cose non cambieranno mai. E così restiamo immobili davanti alla tomba della rassegnazione e del fatalismo, e seppelliamo la gioia di vivere». Invece la Resurrezione di Gesù «vuole donarci occhi diversi, accesi dalla speranza che la paura, il dolore e la morte non avranno l’ultima parola su di noi. Il Signore è risorto! Alziamo lo sguardo, togliamo il velo dell’amarezza e della tristezza dai nostri occhi, apriamoci alla speranza di Dio!». «Facciamo Pasqua con Cristo! Egli è vivo e ancora oggi passa, trasforma, libera», ha ribadito Francesco. «Con Lui il male non ha più potere, il fallimento non può impedirci di ricominciare, la morte diventa passaggio per l’inizio di una vita nuova. Perché con Gesù, il Risorto, nessuna notte è infinita; e anche nel buio più fitto, in quel buio brilla la stella del mattino». «Davanti ai segni perduranti della guerra – ha concluso il Papa nel messaggio “Urbi ed Orbi” –, come alle tante e dolorose sconfitte della vita, Cristo, vincitore del peccato, della paura e della morte, esorta a non arrendersi al male e alla violenza. Fratelli e sorelle, lasciamoci vincere dalla pace di Cristo! La pace è possibile, la pace è doverosa, la pace è primaria responsabilità di tutti!». (Antonio Gaspari, direttore www.orbisphera.org).