Le urne negli USA hanno parlato e, come dicono in tanti, in democrazia il popolo ha sempre ragione. Non era difficile azzardare previsioni che dessero per ridimensionata la presenza repubblicana nel Congresso. Che la camera dei deputati potesse essere conquistata dai democratici molti lo pensavano, un po’ meno che anche il senato passasse sotto il controllo democratico.
Molti in Italia, e noi siamo tra questi, hanno salutato con soddisfazione l’esito delle votazioni di midterm. Al momento non è possibile fare previsioni su come l’anatra zoppa intenderà rapportarsi con la nuova realtà del Congresso. Trump ha accusato il colpo; come sempre individua negli altri i responsabili dei suoi errori, reagendo in maniera dissociata. Da un lato dichiara di accettare il responso delle urne – e non ci vuole tanto -, dall’altro sbandiera quale potrebbe essere la modalità con cui vivere la forzata coabitazione con i democratici, esibendo platealmente il berretto con la scritta VETO.
Siamo abituati ormai alle trumpate e non si è mai certi di aver toccato il fondo. Quello che rimane da esplorare è come la lezione del responso elettorale peserà sulla politica internazionale. Certamente dei cambiamenti avverranno. E non è facile avanzare delle previsioni. Due sono gli scenari su cui certamente ci saranno degli interventi, il Medio Oriente con il rapporto con l’Iran e con l’alleato israeliano, e la guerra tuttora in corso in Ucraina.
Rispetto al primo scenario, i rapporti con Israele, anche nell’incerto ruolo che potrebbe avere Netanyahu, non sono quelli dell’attacco all’Iran. L’abbraccio poi tra Trump e Putin determinerà anche un ammorbidimento delle pretese statunitensi nei confronti della repubblica islamica, anche se lo stretto di Hormuz potrebbe a breve, sia pure parzialmente, essere riaperto alla navigazione. In un contemperamento di effetti multipli, sul piano internazionale e sul piano interno americano, dove la crisi dovuta al petrolio andrà verso il graduale superamento.
Per quanto riguarda la guerra scatenata dalla Russia, non credo che ci saranno decisi panni in avanti. Le pretese russe sono state ripetute fino alla noia, Trump e i suoi emissari sono sulla stessa lunghezza d’onda. Trump ha legittimato, non da ora, la politica aggressiva della Russia, ha deciso che l’Ucraina deve essere costretta alla resa, per cui una soluzione che i democratici europei auspicano è ben lontana dagli interessi di potere economico e politico della diade Trump/Putin.
Il dato è tratto, verso dove si va è avvolto dall’incertezza: occorre sperare che questa non duri per molto tempo, e che non produca danni peggiori di quelli attualmente in essere.