Il presente è prodigo di dati che ci fanno accapponare la pelle. Il pianeta intero è una polveriera, su cui giocolieri di professione riversano i loro sbuffi di benzina. L’Africa offre un quadro che, a macchia di leopardo, è percorso da guerre, scatenate da appetiti diversi.
L’America centro-meridionale vive situazioni di crisi economica, militare, politica che la rendono instabile e imprevedibile. Il Medio Oriente è teatro di scontri su cui non è facile avanzare ipotesi di possibili accordi. I propositi vaghi e contraddittori del presidente americano tengono bloccati gli stretti di Hormuz e di Bad El Mandeb, con la crisi generata a livello mondiale nell’approvvigionamento di petrolio e gaz.
La realtà della Cisgiordania è destinata a rimanere tale, devastata e invivibile, per ancora diversi anni. I propositi senza costrutto di un presidente inaffidabile, che sbandierava il proposito di fare della striscia una sorta di Florida del Mediterraneo, si sono rivelati un inganno propagandistico, a cui il presidente Trump ricorre sempre più spesso.
In Europa si sta consumando una guerra di aggressione, che tanti finti pacifisti pretendono giustificare in spregio alla realtà dei fatti e agli accordi internazionali, sottoscritti anche da parte di chi li ritiene carta straccia. Ed è una guerra in cui la violenza terroristica della Russia quotidianamente si abbatte sull’Ucraina, tessendo la propria vocazione all’assassinio sistematico di civili. E tale disegno è spalleggiato da un altro capo di stato, che persegue ambiguamente solo sogni di potenza, accecato da uno spropositato egocentrismo e disprezzo della vita di tanti innocenti.
E si trova a suo agio quando interpreta il ruolo di gendarme del mondo. Prima ha minacciato la Groenlandia, poi il Canada, poi come il suo omologo russo pretende cambiare nomenclature consolidate da secoli di storia e di tradizioni.
In questo scenario di sconforto e di tristezza, su cosa poter riporre un minimo di speranza? Una mia modesta opinione, che in realtà è condivisa da non poche personalità a cui non intendo minimamente accostarmi, è che l’Europa ritrovi se stessa. Le differenze, che pure esistono tra le diverse tradizioni dei paesi europei, non sono tali da oscurare la cultura e i valori che le accomunano.
E’ ora che il cammino verso una piena integrazione proceda più spedito e consapevole, soprattutto con una difesa comune, resa necessaria dalla vocazione bellicista della Russia e dal progressivo isolazionismo americano rispetto ai rapporti con l’Europa.
Occorre che l’opinione pubblica si mostri sempre più in sintonia con il richiamo della pace, a cui costantemente fa riferimento Papa Leone XIV. Preghiamo per lui, perché il Signore ce lo conservi a lungo ed in buona salute. Confidando e promuovendo una Europa del futuro, più consapevole del suo ruolo nel tempo presente, condividendo i propositi di pace, di chi è profondamente convinto che sia l’unica strada che possa garantire serenità e progresso, è possibile sperare nella costruzione di una comunità mondiale più solidale e fraterna.