La frenesia di Trump per chiudere soprattutto la partita della guerra scatenata dalla Russia, si somma alla preoccupazione per le elezioni di midterm. Pur se rimane in sospeso il discorso della guerra scatenata contro l’Iran. Non è facile, o almeno non si riesce a capire cosa veramente il presidente americano voglia ottenere.
E’ nota a tutti la sua imprevedibilità, la chiara determinazione a ignorare ogni forma di rispetto delle alleanze e del diritto internazionale consolidato. Continua a improvvisare ogni iniziativa che soddisfi i suoi interessi personali, patrimoniali e non. Non gli interessa la pace; a nostro parere, la professa solo per vanagloria e egolatria. E’ sostanzialmente un dittatore che per fortuna viene, sia pure a fatica, tenuto sotto controllo dai contrappesi propri della democrazia americana.
Vuole farsi promotore della pace tra Russia e Ucraina e umilia e offende ad ogni piè sospinto Zelenshy, abbraccia Putin considerandolo generoso donatore e, tramite il mediatore Whitthov, celebra il dittatore Putin come compassionevole. Ed è sotto gli occhi di tutti la violenza con cui Putin scatena contro civili e strutture non militari i suoi missili balistici e i suoi droni che si accaniscono spesso su obiettivi civili.
Questo è il quadro preliminare dal quale bisognerebbe aspettarsi qualcosa di nuovo. Ma è veramente qualcosa di nuovo? A nostro avviso, no! Putin non ha alcuna intenzione di rinunciare a quel che si era proposto con la guerra di aggressione, lo ha costantemente ribadito e non ha la minima idea di desistere dai suoi propositi. Trump, ormai invasato da una politica che ignori l’Europa, sempre più autoritario e decisionista, camuffa l’impegno per la pace con l’imposizione della resa all’Ucraina. E questa passa per la cessione alla Russia del Donbass, quasi a premiarla per gli accordi sul gasolio e per dividersi la torta tra loro due e accooiti dei profitti conseguenti.
D’altra parte Putin è in solluccheri, gongola per essere riuscito a tenere sotto controllo l’arraffone Trump. Su questo sfondo per nulla confortante, potrebbero accendersi delle fiammelle. La prima è costituita dall’esito delle elezioni di midterm americane. Si sa che storicamente il presidente in carica viene ridimensionato o esce addirittura sconfitto a metà mandato. Stando alle previsioni, e al netto di clamorose sorprese, un successo democratico è considerato molto possibile. Il controllo della Camera e forse anche del senato da parte democratica potrebbe costituire un freno alle irrequietudini trumpiane e indirizzarlo verso politiche meno creative.
La seconda è da cogliersi nei tentativi della diplomazia vaticana che potrebbe svolgere un ruolo di contenimento delle pretese putiniane. Ma di Putin c’è da fidarsi? Ho i miei dubbi. D’altra parte, cosa ne è dell’impegno a tutelare i civili di Oleshky e garantirne la messa in sicurezza? Da grande simulatore e dissimulatore si dice sempre, quando gli conviene, disponibile, ma poi i fatti regolarmente lo smentiscono. Siamo sull’orlo di un precipizio. Come si chiuderà, se si riuscirà, la guerra di aggressione? Si delineerà una situazione europea e mondiale che modificherà profondamente l’assetto attuale. Ai posteri l’ardua sentenza!