Tanti sono i fatti di cronaca, non più episodi sporadici, che testimoniano il profondo malessere in cui tanta parte della società è immersa. Ne sono spesso protagonisti ragazzi, giovani che ricorrono a gesti di violenza gratuita, ingiustificata, o per pura obbedienza alla logica del bullismo più gratuito, o per intrinseca labilità psichica che li rende incapaci di confrontarsi con la realtà. L’ultimo episodio, quello che ha avuto come protagonista uno studente di un istituto del casertano, si è abbattuto sulla professoressa di italiano, colpita e sfregiata al volto dallo studente risentito. A quel che è dato al momento sapere, lo studente ha inteso reagire ad una nota o ad una valutazione ritenuta non positiva, ricorrendo ad un gesto che non può trovare la minima giustificazione. Il fatto ci ricorda come oggi, sempre più frequentemente, gli adolescenti e i giovani siano impreparati a prendere atto della realtà, che presuppone premi e punizioni, riconoscimenti e reprimende, incoraggiamenti e stimoli a ben fare o a fare meglio. E’ nella professionalità del docente incoraggiare, valorizzare, riconoscere il merito degli studenti capaci e meritevoli, come sanzionare comportamenti inadeguati a profittare pienamente di quanto la scuola mette a disposizione. Ovvio che, qualunque sia la persona interessata, o docente o studente, il rispetto debba essere il principio cardine al quale ancorare i comportamenti individuali. In questo caso, ci pare di poter dire che la professoressa aggredita non ha minimamente offeso il giovane, e il suo intervento educativo era teso solo a sollecitare l’impegno dello studente ad un maggiore e migliore profitto. L’operato, corretto, della professoressa, viene ribadito unanimemente dagli studenti e dall’intera comunità scolastica. Che talvolta anche operatori scolastici possano, come più volte emerso in diverse realtà del paese, mettere in atto comportamenti non in linea con i valori propri della deontologia professionale, ce lo attestano cronache anche recenti, ma tale non è il caso della scuola casertana. Mentre ci si adopera a radicare nella società l’idea che scuola e famiglia debbano cooperare in maniera profonda, succede che sempre più i rapporti diventino conflittuali con episodi segnati dalla violenza, come il caso recente del preside schiaffeggiato da un genitore. Certo, occorre evitare di amplificare a dismisura il significato di atti e comportamenti da stigmatizzare, di generalizzare sui rapporti tra scuola e famiglia che, per fortuna, sono di norma improntati al rispetto reciproco ed alla collaborazione fattiva. Il malessere che si riverbera anche sulla scuola nasce all’interno della società, come i ripetuti e gravi episodi di bullismo in diverse città attestano, e ciò implica un’assunzione di responsabilità collettiva che, facendo perno sulla scuola, non la lasci poi da sola a formare il cittadino, ad educare al rispetto dell’altro, a favorire la solidarietà e l’inclusione dei più sfavoriti. Ed è su questo versante che occorre affinare gli sforzi: la deresponsabilizzazione, lo sfilacciarsi delle regole e l’arbitrarietà del loro rispetto, il relativismo etico, l’individualismo più sfrenato sono il terreno di coltura su cui attecchisce ed in cui si nutre il disorientamento giovanile. I giovani, orfani di valori forti e di principi morali solidi, prestano il fianco alle pulsioni più distruttive che, senza motivo, si abbattono sugli altri e generano fatti terribili, talora anche tragici. Valori condivisi dalle differenti agenzie educative e formative possono favorire un’inversione di tendenza, che dia maggiore serenità al vivere civile. Ce la potremo fare?!














































