Grottaminarda (AV) – Emanuele Lepore: La storia di un pallone e di una partita

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Grottaminarda – Ne è passato di tempo, da quando giocava a calcio con gli amici”sotto la piazzetta”. E con il pallone se ne andava a dormire. Emanuele Lepore, sedici anni, che domenica mattina ha esordito, seppure per pochi minuti, con i giallorossi nella vittoriosa trasferta, di Sarno, forse già lo sapeva che di lì a qualche anno avrebbe giocato con la squadra della sua città.

Quel pallone, così gelosamente custodito, è diventato un segno del destino. La Polisportiva Grotta, prima di tornare in Promozione e diventare una corazzata capace di fare tre finali play off per accedere in Eccellenza, purtroppo perse per un pelo, ha vissuto anni bui. Nonostante la sua tradizione calcistica :tra le prime società degli anni 70 del secolo scorso, uno spareggio per la promozione in serie D al S. Paolo di Napoli contro la Nocerina, perso pure quelli, negli anni scorsi ha dovuto ricominciare dalla seconda categoria. E qui ecco la storia del pallone di Emanuele, ricordata su Facebook anche dal direttore generale della società Tommaso De Luca. “Decidemmo che come allenatore ci fosse il papà di Emanuele, Giovanni Lepore. Ma, al camp, quando ci vedemmo la prima volta, non avevamo divise ma magliette tutte spaiate. E ci mancava il pallone”.
Allora il mister del Grotta pensò di utilizzare quello del figlio. “Andò in macchina, lo prese e potremmo cominciare a palleggiare”. Quel pallone, Emanuele lo usava nei giardinetti in interminabili partite con gli amici. Chissà, al momento, come ci sarà rimasto. Perché provateci a togliere il pallone ad un bambino…. Ma, comunque, sarà stato un segno del destino. Emanuele Lepore, allora aveva 10 anni. Poi il Grotta quel campionato lo vinse. Una sola sconfitta, miglior attacco e difesa. Il Grotta di oggi è partito da quell’allenamento e l’esordio in prima squadra di Emanuele, che frequenta il liceo scientifico al Passo di Mirabella, ha commosso tutti. Il calcio è una storia popolare ma anche fatto di piccoli episodi. Che, alla fine, ti ricordano quanto è bello questo sport.

Giancarlo Vitale