“Bruciate Napoli” di Arnaldo Delehaye è un docufilm storico di 92 minuti che, attraverso il vissuto quotidiano di una famiglia del Vomero, racconta la paura, la ribellione del popolo napoletano, di come ha reagito all’attacco delle truppe tedesche fino alla liberazione.

Perchè girare un film portando in scena proprio questo periodo storico?
“Ritengo che alle 4 giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) non sia stata data la giusta attenzione. Attraverso immagini inedite dell’epoca, ho cercato di creare un’opera nuova, mantenendo l’impianto originale e cercando di far luce sugli eventi che hanno spinto i napoletani a reagire”.

Maestro Delehaye, ha iniziato le riprese nel 2016, cosa prova oggi nel constatare che il film sta avendo successo?
“Il film è nato 4 anni fa nella mia mente, per omaggiare il mio maestro Nanni Loy, che nel lontano 1963 portò in scena “Le quattro giornate di Napoli” e vinse il Golden Globe. Siamo partiti da un cortometraggio di 35 minuti, per poi arrivare ad un vero e proprio docufilm di quasi due ore. Ringrazio coloro che mi hanno affiancato dall’inizio alla fine di questa avventura.
Dopo la presentazione ufficiale al teatro Mercadante di Napoli dello scorso settembre, per me è stato sempre un crescendo di soddisfazioni per i premi ricevuti successivamente, sia ad Ischia che a Salerno, in occasione del 73esimo Festival del Cinema”.

Tutti si chiedono come mai è stato premiato anche in Russia?
“Premetto che in Russia sono molto appassionati di film di questo genere, ho accettato l’invito a partecipare alla sesta edizione del Russia-Italia Film Festival di Mosca, fiero di competere con registi come Andrey Konchalovsky, Sergio Rubini e Ferzan Ozpetek. La giuria, composta dalla regista Tatiana Danil’yants, dallo storico del cinema e docente della Scuola di cinema di Mosca Vsevolod Korshunov e dalla critica cinematografica e giornalista Daria Mitina, mi ha riferito che il mio film gli ricordava molto la battaglia di Stalingrado e, di conseguenza, si sono immedesimati molto nella storia”.

Riguardo i personaggi del docufilm, in base a quali caratteristiche sono stati selezionati?
“Ho avuto la fortuna di avere nel mio cast attori di una certa importanza come Mariano Rigillo, Massimo Masiello, Lucianna De Falco, inoltre mi hanno affiancato tanti attori non protagonisti molto bravi, anche alle prime esperienze, che si sono subito calati nel ruolo. Sono altresì contento della partecipazione straordinaria di Anna Teresa Rossini (signora anziana), Domenico Formato (Cazzillo) [che impersonò lo scugnizzo dodicenne M.O.V.M. Gennarino Capuozzo, protagonista nello storico film “Le Quattro Giornate di Napoli” di Nanni Loy del 1962]. Ho scelto attori tutti napoletani e con i tratti che ricordassero maggiormente i personaggi dell’epoca”.

Quali propositi ha per il 2020? Ha in progetto un altro film?
“Sono onesto, mi aspetto tanti altri premi – afferma sorridendo il maestro – mi piacerebbe partecipare al Brooklyn Film Festival e al Sarajevo Film Festival. Mi auguro di cuore che il film abbia lo stesso successo in Italia e di vederlo presto nelle sale cinematografiche.
Riguardo i progetti posso dire che sono tanti, vi accenno che ha destato il mio interesse e vorrei approfondire la storia di Sergio de Simone, unico bambino del Vomero scelto come cavia per esperimenti fatti dal medico tedesco Mengele insieme ad altri 19 bambini. Credo che anche questa storia che ancora una volta, amaramente, parla di Napoli, non sia molto conosciuta.
Pensi che in Russia ne erano già a conoscenza (ritornando all’interesse dei russi verso questo periodo storico che le dicevo prima). Non vi svelo i particolari, vedremo come andrà…”.

Una delle scene che descrive appieno la paura della morte, con cui napoletani convivevano ogni giorno, è stata interpretata da Rosaria Clelia Niola, attrice, coreografa e danzatrice napoletana che ha interpretato una ragazza isterica.

Rosaria, che sensazione hai provato quando sei stata scelta per la parte?
Beh…che dire… ero molto emozionata all’idea di trovarmi per la prima volta su un set cinematografico insieme ad attori di grande spessore. Quella giornata di riprese non la dimenticherò mai. In primis perché è stato il mio primo film, poi per la tematica del film, ed inoltre perché il giorno delle riprese coincise con la prima teatrale di uno spettacolo che dovevo fare alla Sala Assoli, con la regia di Vittorio Lucariello.
Le riprese per motivi tecnici si sono dilungate e io avrei dovuto compiere una scelta importante, abbandonare la mia compagnia o rinunciare a prendere parte al film.
Non avrei mai potuto perdere l’occasione di lavorare con Arnaldo Delehaye e decisi che avrei provato a fare entrambe le cose. Ero concentrata, speranzosa e desiderosa. Quando fu dato il ciak, sono esplosa, mi sono liberata, non ero io, ma ero proprio la ragazza isterica! Finita la scena è scattato un applauso spontaneo che mai mi sarei aspettata e mi sono detta «È per me? E’ fatta allora!». Facemmo giusto in tempo a ripetere la scena una seconda volta per prendere un’altra inquadratura e scappai di corsa alla Sala Assoli, mi iniziai a cambiare in macchina, mentre lo spettacolo era iniziato, arrivai in tempo per indossare l’ultimo indumento ed entrare in scena.
Non posso che fare un ringraziamento ad Arnaldo per la fiducia riposta in me e per la grande cura che ha avuto nei confronti di tutti gli attori dal più importante alla comparsa. Ha regalato a tutti, prima, durante e dopo le riprese, un’ esperienza unica, ci ha ascoltati e guidati, ha condiviso opinioni. Durante la prima cinematografica ci ha anche concesso l’onore di essere accompagnati da un’auto d’epoca e di sfilare sul red carpet, meglio di così non poteva andare…
Colgo l’occasione per porgere ad Arnaldo tanti auguri per i premi ricevuti e auguro per il 2020 tutto il successo che merita”.