Sturno, mostra tematica. San Michele Arcangelo tra vecchi e nuovi demoni

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Sturno, mostra tematica. San Michele Arcangelo tra vecchi e nuovi demoni visitabile fino a domenica 8 novembre 2020

Una passeggiata poetico-spirituale nei territori della modernità, una mostra
ed una pubblicazione edita da DELTA3 a cura di Francesco Caloia e
Alessandra Aufiero, che vogliono indagare il rapporto tra antico e
contemporaneo, tra sacro e profano, le connessioni tra la storia, le sacre
scritture ed i linguaggi espressivi del secolo scorso e dell’inizio del nuovo
millennio. L’arte contemporanea costituisce ancora oggi una sfida per una
parte di pubblico, ma la sua varietà e la ricchezza di colori, di linguaggi, di
registri narrativi, di incursioni nelle opere dei grandi maestri delle avanguardie
storiche che offre la mostra di Sturno è una piacevole scoperta per quanti
vogliono aprirsi alla fruizione dell’Arte di oggi. della storia del regno di Napoli (e già questo è tutto un dire in quanto lo studio
dell’artista e del luogo di collocazione rappresenta un oggetto di riflessione
complesso, una sfida e una promessa per chi pensa la storia dell’arte come
un’interrogazione non soltanto dell’opera e della sua tradizione ma anche delle
relazioni plurali che ne possono orientare di volta in volta la produzione) tra cui
Castel Capuano, il più antico castello partenopeo dopo Castel dell’Ovo, ubicato a
ridosso di Porta Capuana da cui prende il nome, trasformato da Don Pedro di Toledo
il gran Vicerè in palazzo della Vicaria, tribunale storico di Napoli, luogo di esemplari
esecuzioni con gli affreschi del “tremendo” Belisario Corenzio che rappresentano il
giudizio di Salomone. Poi c’è la chiesa di Santa Caterina a Formello, dove sono
custodite le reliquie fatte portare a Napoli nel 1492 da Alfonso d’Aragona, duca di
Calabria, appartenenti ai celebri Martiri d’Otranto trucidati dai Turchi il 14 agosto
1480 per non aver rinnegato la propria fede (simbolo di una secolare lotta tra
cristiani e mussulmani, pensate solo alla recente restituzione al culto Islamico di
Hagia Sphia a Istambul voluta da Erdogan ed allo sconquasso causato soprattutto nel
mondo dei bizantinisti), il palazzo che fu di Sergianni Caracciolo gran connestabile e
amante della Regina Giovanna II d’Angió, sepolto nel mausoleo della vicina chiesa di
San Giovanni a Carbonara, uno scrigno d’Arte che, tra i tanti tesori, tra cui un
crocefisso del Vasari, alle spalle dell’altare maggiore e del monumento funebre dei
reali Angioini conserva uno scrigno nello scrigno che è la cappella Caracciolo Del
Sole). Il maestro Labriola è docente di materie artistiche, ma invece di professore
preferisce essere chiamato con il suo nome d’Arte “Lucio DDTArt”, in quanto
in esso è racchiuso il simbolo della sua ricerca artistica, e della sua “Arte di
denuncia” dei misfatti dell’uomo sulla terra, che proprio come il DDT un
tristemente noto veleno insetticida, associato all’inquinamento e alla tossicità
usato comunemente perfino nelle case degli italiani negli anni 60 dove
cominciò a inquinare e seminare morte (il DDT è una sostanza nociva mortale
come la nostra società, creata da false ideologie di blatte umane afferma il
Labriola), da qui la sua ricerca artistica che cerca di lanciare un messaggio:
le sue opere sono un grido violento contro l’orrore della società in cui viviamo,
un preavviso di un futuro incerto da cui guardarsi anche perché le
conseguenze come abbiamo visto con la pandemia da coronavirus, sono
lontane da ogni immaginazione. Labriola, facile profeta, rappresenta da anni
personaggi costretti a indossare maschere antigas, ricicla scarti e plastiche
industriali creando creature inquietanti, fantastiche, bizzarre, esse sono il
frutto di mutazioni irreversibili, di intrecci tra uomini, insetti e cose, prototipi di
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incubi possibili di un universo in disfacimento. Il tema dell’inferno e
dell’apocalisse, del castigo o della salvezza e più in generale della fine
ultima dell’umanità, con la pandemia è tornato di grande interesse.
L’accademico di Francia Jean Clear, sta preparando una mostra alle
scuderie del Quirinale sull’inferno dantesco, la cui raffigurazione è scomparsa
dall’iconografia contemporanea perché secondo molti la terra stessa sta
diventando un inferno, un luogo di pena e sospetto. L’opera di Labriola in mostra a Sturno rappresenta San Michele Arcangelo
sceso sulla terra per salvare il salvabile, in quanto si ritrova in un paesaggio
apocalittico, in un mondo divenuto infernale, distrutto dall’uomo, dalle sue
guerre tradizionali e nucleari, arso dal fuoco, corrotto dall’inquinamento, dalle
pandemie, dai disastri ambientali, dall’ingordigia.
L’opera si sposa e dialoga con un video prodotto in creativa collaborazione
dal Labriola e dal sottoscritto Francesco Caloia, un frammento virtuale che
coniuga l’immagine del suo Arcangelo guerriero con filmati che riproducono
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scene tratte della sagra del Volo dell’Angelo “ di Gesualdo, che si tiene ogni
anno nell’ultima domenica di Agosto e che solo la pandemia è riuscita a
fermare, un evento che durava ininterrottamente da secoli e che avviene in
una scenografia unica al mondo, in cui un bambino vestito da angelo è
sospeso in cielo, legato ad una fune di acciaio tesa tra una torre del castello
che fu di Carlo Gesualdo principe dei musici e il campanile della chiesa dei
Domenicani e si confronta con il diavolo il quale esce dalle viscere della
terra tra fumo, fuochi e botti, alla presenza di una folla ora attonita ora
festante e tra pezzi di musica suonati dalla banda si scontrano verbalmente
mettendo in scena l’eterna lotta tra il bene ed il male. La mostra e la pubblicazione del catalogo sono nati per promuovere la
conoscenza del patrimonio culturale e della sua funzione civile e spirituale a
livello locale ma anche nazionale e internazionale considerato i mezzi attuali
di diffusione del sapere, essa è un interessante viaggio visionario
nell’iconografia micaelica alla ricerca del nuovo e della modernità, così vicina
e assieme distante dalla sensibilità comune ma territorio affascinante di
nuove conquiste anche per terre appartate e lontane da molte dinamiche del
mondo attuale come l’Irpinia ma che non sfugge al Coronavirus seminato da
Lucifero sulla terra.
In questi giorni avrei dovuto dare inizio come concordato con il preside
Franco di Cecilia ad un laboratorio in mostra con i bambini delle scuole
primarie ed i ragazzi delle scuole secondarie di Sturno ma il diffondersi della
pandemia e l’ordinanza del governatore De Luca hanno bloccato il tutto.
Resta la possibilità di visitare la mostra con la presenza del sottoscritto il
sabato e la domenica dalle 10,00 alle 12,00 oppure su appuntamento
telefonando al seguente numero 3913423757.
Gli Artisti in mostra: Alessandro Norelli, Alessandro Papari, Anna
Coluccino, Anselmo Di Paola, Dina Pascucci, Emidio Natalino De Rogatis,
Ernesto Troisi, Gaetano Branca, Luca Pugliese, Luciano Luciani, Luigi
Prudente, Felice Storti, Francesco Caloia, Generoso Spagnuolo, Giuseppe
Lucio Labriola DDTART, Mario Del Goleto, Flavio Grasso, Michele
Prudente, Stefania Saturnino, Vincenzo Caputo.
Former Dirigente Scolastico ISA & Liceo Artistico prof. Francesco Caloia