Bullismo e Cyberbullismo, Il vice ispettore della Polizia Postale, Francesco Visalli incontra gli alunni dell’ I.C. San Pio

Nel 2020 il 61% dei giovani afferma di essere vittima di bullismo o di cyberbullismo, ed il 68% di esserne stato testimone. Un fenomeno preoccupante, in costante evoluzione, indubbiamente, dovuto ad un maggiore utilizzo del web, soprattutto, durante la pandemia. La scuola e la famiglia rappresentano un binomio essenziale ed efficace per intervenire in modo preventivo nell’ arginare questi fenomeni.

Sensibilizzare i giovani alunni sull’utilizzo del web e sui pericoli ad esso connesso nonché sui risvolti, anche di natura penale, legati al bullismo ed al cyberbullismo, è un impegno imprescindibile e prioritario. Con queste finalità, l’Istituto Comprensivo San Pio da Pietrelcina, diretto dalla dottoressa Maria Gabriella Fedele, già da tempo, organizza dibattiti e riflessioni sul tema. Martedì quattro maggio si è svolto un ulteriore ed interessante incontro nell’ambito del Progetto denominato: ‘Bullismo e Cyberbullismo’,  coordinato dalla professoressa Simona De Palma.

All’incontro on line che ha coinvolto tutte le classi della scuola secondaria di primo grado, ha partecipato, in qualità di relatore, il viceispettore della polizia postale Francesco Visalli. Bullismo e cyberbullismo sono le minacce più temute da oltre un adolescente su 3. Quasi la metà degli adolescenti ha vissuto sulla propria pelle atti di bullismo da parte di compagni (44,9%, che sale al 46,5% nei maschi). A differenza del cyberbullismo che invece colpisce di più le ragazze: il 12,4% delle giovani ammette di esserne state vittima, contro il 10,4% dei ragazzi.  È questa l’allarmante fotografia scattata da Terre des Hommes e Scuola Zoo attraverso i risultati dell’Indagine dell’Osservatorio indifesa, che ha raccolto le opinioni di 8mila ragazzi e ragazze.

Gli alunni hanno seguito l’incontro con interesse e partecipazione rivolgendo diverse domande al vice ispettore Visalli che si è interfacciato con i ragazzi chiarendo dubbi, fornendo consigli preziosi per evitare i rischi del web ed invitandoli a fidarsi delle istituzioni e della famiglia denunciando sul nascere questi episodi, vincendo qualsiasi forma di vergogna ed evitando ansia e frustrazione.

La messa online o in chat di una foto e/o di video senza il permesso dell’altro è cyberbullismo, queste immagini rischiano di rimanere nel web per sempre, con conseguenze terribili, non ultime quelle che hanno indotto le vittime al suicidio. Sul piano penale il parlamento è intervenuto normando il Revenge Porn. È emersa l’importanza di contrastare l’uso anonimo della rete internet responsabilizzando coloro che navigano sul web.

Finalmente la legge n. 69/2019 ha disciplinato questa fattispecie come reato, ma, di certo, non si può abbassare la guardia sugli aspetti educativi che restano il fulcro base da cui partire per debellare il fenomeno alla radice.

Lia Minicozzi