La spiga matura è ferma tra le mie dita.
Qui torna sempre la mia anima.
Le lamine dorate si abbandonano al capriccio dello scirocco
che non stordisce il canto delle cicale,
ma allontana le mie ansie da questo luogo per me sereno.
Dalle radici fino alla punta della spiga
c’è il respiro delle stagioni che non interrompo,
non oso strappare dal seno della terra ciò che la natura dona
senza mai ricevere gratitudine in cambio.
Ti abbandono, affinché tu possa unirti al resto dell’onda,
patina aurea di zolle dure a rivoltare
non sempre generose con la fatica degli uomini.
Vorrei ammirarti come cresci durante le stagioni,
come sfidi la tempesta,
attendere il tuo primo germoglio spuntare dal terreno,
spiare le tue radici allargarsi,
e la tua guaina indurirsi.
È nel pezzo di pane spezzato come un’ostia
che il tuo tempo mi appartiene
e non mi resta che mangiarne fino all’ultima briciola.