Siamo davanti a una gestione amministrativa frammentata, dove ogni dirigente applica regole differenti e manca una linea unitaria. È come avere dieci comuni nello stesso comune”. Con queste parole Ettore Iacovacci, consigliere comunale di opposizione e presidente della commissione trasparenza del comune di Avellino, è intervenuto nel corso della seduta di questa mattina per commentare i recenti sviluppi dell’inchiesta sui presunti condoni edilizi irregolari.
Nel mirino del consigliere, oltre alle pratiche di condono ora al vaglio della magistratura, anche alcune procedure legate agli appalti. “Quando esistono short list e elenchi di fornitori, il comune deve attingere esclusivamente da lì. Non si possono usare criteri discrezionali o bypassare questi strumenti. Alcune scelte dirigenziali, e perfino alcune dichiarazioni rilasciate da funzionari e segretari, le ritengo inopportune. In certi casi, al limite del fumus”.
“Serve un ufficio trasparenza permanente” – ha aggiunto Iacovacci – “che garantisca coerenza nei metodi e nelle decisioni. Oggi ogni interlocutore segue una propria logica: un dirigente ti dà una risposta, un altro ne dà una completamente diversa. Poi, quando chiedi chiarimenti, parte il rimpallo: ‘Non l’ho fatto io, l’ha fatto il mio predecessore’. Ma non si può ricominciare da zero a ogni cambio di segreteria. Le determinazioni adottate con somme vincolate usate per spese correnti sono un esempio lampante: nessuno è in grado di spiegare”.
Particolarmente critica anche la mancata partecipazione del presidente dei revisori dei conti all’incontro odierno: “È un fatto grave, soprattutto considerando che è una figura scelta direttamente dal comune. Quando si tratta di questioni delicate, le risposte sembrano sparire”.
Infine, Iacovacci ha sottolineato che le pratiche oggetto d’indagine si riferiscono agli anni 2022, 2023 e ai primi mesi del 2024, ovvero durante l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Gianluca Festa. “Quando parlavamo di fumus durante la gestione Festa, molti minimizzavano. Oggi, con le carte alla mano, possiamo dire che i segnali d’allarme non erano infondati”.















































