AVELLINO – C’è un luogo che, mentre aspetta il treno, ha già ripreso a vivere. È la stazione ferroviaria di Avellino, dove i binari – ancora silenziosi in attesa del ripristino ufficiale del traffico – sono stati sostituiti, per ora, da un altro tipo di movimento: quello di idee, persone e progetti.

Grazie a Avellino Scalo, iniziativa promossa da Visit Irpinia, lo scalo ferroviario si è trasformato in un HUB culturale e sociale, restituendo alla città un simbolo di abbandono come spazio di connessione e sviluppo.

L’accordo tra RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e Visit Irpinia ha permesso di riconvertire i 348 mq che un tempo ospitavano la biglietteria e i servizi ferroviari in un laboratorio di rigenerazione urbana. Non un semplice restauro, ma una riattivazione dal basso, che coinvolge abitanti, associazioni e imprese locali.

«Vogliamo che questo spazio non sia solo un contenitore, ma un moltiplicatore di energie», spiegano Alessandro Graziano ed Eugenia Lopez Snaider, fondatori di Visit Irpinia e volti noti dell’imprenditoria culturale irpina. «Un luogo che genera nuovi significati, economie e relazioni, partendo dall’identità del territorio».

L’approccio è partecipativo. Gran parte dei collaboratori vive nel quartiere di Borgo Ferrovia e il progetto ha coinvolto artisti come Felice De Dominicis, che ha recuperato scarti di Pietra di Fontanarosa per gli arredi. Anche la vecchia biglietteria è stata preservata, in un equilibrio tra memoria e innovazione.

Avellino Scalo è più di un progetto: è la prova che spazi abbandonati possono rinascere, diventando motori di turismo, cultura e coesione sociale. Un modello che Visit Irpinia sogna di esportare in altre realtà simili, dimostrando che la rigenerazione parte dalle persone.

E mentre la stazione aspetta il treno, la comunità ha già ripreso il suo viaggio.

Raffaele Battiante