Secondo l’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nell’ultimo anno è cresciuta “la complessità della popolazione scolastica”. I risultati dei test 2025 restano stabili o in alcuni casi persino peggiorano rispetto agli anni precedenti: alla primaria in italiano rispetto al 2019 si conferma un calo nei risultati medi di circa il 2-3% e in matematica di circa il 4-5%. E aumenta il divario tra Nord e Sud: a fronte di circa un 62% di allievi che mostrano competenze almeno adeguate nel Centro-Nord, nel Mezzogiorno meno della metà di coloro che acquisiscono la licenza media accede alla scuola secondaria di secondo grado con competenze adeguate.
Sempre meno giovani lasciano la scuola ma la qualità del nostro sistema d’istruzione non migliora. L’unico dato positivo è l’andamento della dispersione scolastica che ha avuto e sta avendo una evoluzione positiva: è stato raggiunto il traguardo Pnrr del 2026 (10,2%) e si stima che anche quello Ue 2030 (9%) sia alla portata del Paese.gli studenti “accademicamente eccellenti” calano (nel 2014 erano il 15,1% ora sono il 12,3%) e all’ultimo anno delle superiori per entrambe le prove di inglese si regista una battuta di arresto rispetto al 2024.
nelle macro-aree del Mezzogiorno si riscontra un maggior numero di studenti con livelli di risultato molto bassi.Un dato che si conferma alle superiori dove le differenze tra l’Italia centro-settentrionale e quella meridionale rimangono consistenti anche se una nota positiva c’è: in quinta il divario massimo tra Nord e Sud scende dai 23 punti del 2023 ai 21punti del 2024 e 18 punti nel 2025 e in matematica si passa dai 31 punti del 2023 ai 27 punti del 2024 ai 23 punti del 2025, ancora molto ampio ma in miglioramento.
Particolarmente difficile la situazione di Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna che si trovano in difficoltà lungo entrambe le dimensioni: bassi risultati medi e forte differenza di esiti tra gli allievi/le allieve.
















































