Napoli – Era un osservatore attento, un ricercatore instancabile, un cooperante con la passione per la verità. Mario Paciolla, ex studente dell’Università di Napoli L’Orientale e operatore delle Nazioni Unite, scomparso in Colombia il 15 luglio 2020 in circostanze ancora non del tutto chiarite, viene ricordato dal Dipartimento di Scienze Umane e Sociali con una lettera aperta che ne celebra l’impegno e ne rilancia l’eredità intellettuale.

Nella remota regione di San Vicente del Caguán, dove lavorava come osservatore internazionale per l’ONU, Mario si era distinto per il suo approccio meticoloso e la sua capacità di ascoltare le comunità locali. I suoi report, spesso firmati con pseudonimi per proteggere le fonti, rivelavano un profondo rispetto per le storie delle vittime del conflitto colombiano e una determinazione nel documentare violazioni e ingiustizie.

«Non era un semplice tecnico, ma un ricercatore che viveva il territorio», ricorda un docente del Dipartimento. «Nei suoi scritti emergeva la volontà di dare voce a chi non ne aveva, con la stessa passione che lo animava già durante i suoi anni all’Orientale».

A cinque anni dalla morte, avvenuta in circostanze ufficialmente classificate come suicidio, ma su cui permangono forti dubbi e richieste di riesame da parte della famiglia e di organizzazioni per i diritti umani, l’Ateneo napoletano ribadisce il suo sostegno alla battaglia per la verità.

«Mario credeva nella forza della documentazione e nella ricerca della giustizia», si legge nella lettera. «Oggi, ricordarlo significa non solo onorare la sua memoria, ma anche impegnarsi perché il suo lavoro non venga dimenticato. La sua eredità vive nella lotta per i diritti umani».

Accompagnano la lettera del dipartimento dell’Ateneo, alcune immagini inedite di Mario, concesse dalla madre. Lo ritraggono in Colombia, tra le comunità che seguiva, con quel sorriso schietto che chi l’ha conosciuto descrive come simbolo della sua umanità.

Ma dietro quei scatti resta un vuoto. Cosa è davvero successo a Mario Paciolla? La famiglia, sostenuta da avvocati e attivisti continua a chiedere un’indagine indipendente, mentre l’Orientale si unisce all’appello affermando che: «La sua storia ci riguarda tutti, come studiosi e come cittadini». Oggi, il miglior modo per ricordarlo è riprendere il suo stesso impegno, quello di chi non si accontenta delle versioni ufficiali, ma cerca sempre la verità, fino in fondo.

di Raffaele Battiante