Crisi poilitica ad Avellino: Nargi ad un bivio
Ancora i dissidi, ancora i tentativi di ricucire, ancora il futuro di Avellino appeso a un filo. In primo piano, stavolta, c’è l’appello della sindaca Laura Nargi, che si rivolge al consiglio comunale con parole limpide e cariche di determinazione: «Chiedo un patto per Avellino, non per me». Sullo sfondo, la possibilità concreta del commissariamento, la fine anticipata di una consiliatura iniziata appena un anno fa e già minata da divisioni profonde. Nargi non si sottrae alle domande, nonostante sia consapevole che i numeri potrebbero non essere dalla sua parte. Ammette di aver sbagliato a riporre fiducia nell’ex sindaco Gianluca Festa, ma non cerca vendetta: cerca soluzioni. Un governo a tempo, di salute pubblica, una tregua istituzionale per traghettare la città fuori dalla palude delle tensioni politiche. Le sue parole arrivano all’indomani della bocciatura del bilancio consuntivo 2024, respinto con 18 voti contrari e solo 13 favorevoli. Un atto che ha aperto una voragine nella maggioranza, evidenziando l’incapacità di dialogare, trovare convergenze, pensare al bene collettivo. «Sono stata attaccata e insultata per mesi», ha detto Nargi, «senza mai ricevere rispetto, né come donna né come sindaca». Ma dietro la delusione non c’è resa. C’è la volontà di evitare che Avellino venga affidata a un commissario prefettizio, figura neutra ma distante dalle esigenze quotidiane della città. In questo clima tesissimo, l’appello della sindaca è anche un invito al coraggio politico: superare rancori e rivalità, per dare alla città un’amministrazione capace di affrontare le emergenze, riattivare progetti, salvaguardare i servizi essenziali.
Ancora Avellino che lotta per non restare sospesa tra promesse e fratture. Adesso tocca al consiglio comunale rispondere. Farlo potrebbe significare scrivere una nuova pagina, forse breve, ma necessaria.
Marika Remondelli











































