Adelia Bozza ‘la bersagliera’, primo sindaco donna d’Irpinia. Nel ’52 è stata eletta a Tufo a furor di popolo
di Barbara Ciarcia
La chiamavano ‘bersagliera’ per il piglio autorevole e deciso. In realtà Adelia Bozza, classe 1903, nata a Sant’Arcangelo Trimonte, borgo di poche anime lungo il confine tra Sannio e Irpinia, era una donna colta e moderna per quei tempi. Maestra elementare, moglie del farmacista Giuseppe Colantuono, originario di Lioni, è stata la prima donna a ricoprire l’incarico di sindaco in Irpinia nell’immediato post seconda guerra mondiale, e molto probabilmente in Campania. Stando a ricerche storiche minuziose la Bozza è entrata a pieno titolo nella cinquina rosa delle prime elette a livello nazionale alla massima carica amministrativa locale. All’età di quarantanove anni la maestra Adelia Bozza ha indossato la fascia tricolore a Tufo, in provincia di Avellino, paese famoso per le miniere di zolfo, l’eccellente produzione vitinicola ( è la patria del Greco di Tufo DOCG ), e per aver eletto, nel 1952, la prima donna sindaco in Irpinia. Progressista e democratica, tenace e pragmatica.
Nell’arco del suo triennio amministrativo ( è stata sindaco fino al 1955 ) memorabile è stato lo scontro col parroco di Tufo che non volle farle portare il tradizionale ombrello in occasione della solenne processione del Corpus Domini. Una diatriba ante-litteram alla don Camillo e Peppone, ma in gonnella. La comunità tufese si divise tra i sostenitori del sindaco Adelia Bozza e quelli del religioso che a causa della ‘fede comunista’ professata apertamente dalla prima cittadina allontanò con modi tutt’altro cristiani la maestra. In paese arrivò persino la celere e gli inviati delle maggiori testate giornalistiche nazionali per raccontare il caso guareschiano della scaramuccia tra il prete e il sindaco donna. Uno scontro epico.
Addirittura la Bozza arrivò a sua volta a scontrarsi con i giornalisti del Roma dell’armatore Achille Lauro accusati, a suo dire, di scarsa obiettività e realismo nella narrazione dei fatti parteggiando per il prete. La sindaca Bozza, madre di Rocco Colantuono, il vero politico di famiglia, non si lasciò comunque travolgere dal caso che suscitò assai scalpore all’epoca, anzi, difese strenuamente le sue idee progressiste senza farsi per questo intimorire.
Ancora oggi se ne parla in paese, e lo ha ricordato pure l’attuale sindaco, Nunzio Donnarumma, in occasione ( tre anni fa ) della intitolazione dell’ex edificio scolastico convertito in sede muncipale alla ‘bersagliera’ Adelia Bozza.
La candidatura a sindaco, sicuramente rivoluzionaria a quei tempi e in quel contesto di minatori e contadini, della maestra elementare fu caldeggiata da Silvestro Amore, segretario provinciale della Camera di Lavoro di Avellino. Quelle furono le prime amministrative repubblicane aperte al suffragio femminile. Tufo era un Comune atipico nel panorama post-bellico meridionale: vantava una delle più produttive concentrazioni di zolfo del Mezzogiorno ( le miniere Di Marzo ) e una florida produzione vitivinicola. In questo quadro socio-economico maturò la scelta di puntare su una figura femminile alla guida del Municipio e sulla formazione di una civica di stampo progressita, ‘La tromba’. Un chiaro e inequivocabile richiamo allo squillo musicale che dà innanzitutto la riscossa. E in questo caso pure in riscatto popolare. Così la maestra Adelia Bozza fu eletta sindaco di Tufo a furor di popolo.











































