Cinque azioni per salvare l’acqua: la strategia dei territori montani contro la crisi idrica

In un’Italia sempre più segnata dalla scarsità d’acqua, le comunità montane lanciano un appello concreto alle istituzioni: servono interventi mirati, coordinati e sostenuti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per affrontare l’emergenza idrica che minaccia territori, agricoltura e vita quotidiana. L’Unione comuni comunità ed enti montani, che rappresenta oltre metà del territorio nazionale, ha elaborato un dossier che individua cinque azioni fondamentali per uscire dalla crisi: efficientare, pianificare, incentivare, concertare e realizzare.Efficientare significa intervenire sulle reti idriche obsolete, dove ogni giorno si perdono milioni di litri d’acqua. In molte aree interne, le infrastrutture sono vecchie di decenni e non reggono più il passo con le esigenze moderne. Ridurre gli sprechi è il primo passo per garantire una gestione sostenibile della risorsa. Pianificare implica una visione di lungo periodo. Non bastano soluzioni tampone: occorre una strategia che tenga conto dei cambiamenti climatici, della variabilità delle precipitazioni e della necessità di accumulo. Serve una mappa nazionale degli invasi, dei bacini e delle risorse disponibili, integrata con dati aggiornati e accessibili. Incentivare vuol dire premiare chi investe in soluzioni virtuose. Dalle aziende agricole che adottano sistemi di irrigazione a basso consumo, ai comuni che promuovono il riuso delle acque reflue, fino ai cittadini che installano sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Il PNRR può diventare lo strumento per sostenere economicamente queste scelte. Concertare è forse l’azione più delicata: mettere attorno allo stesso tavolo enti locali, regioni, consorzi, società di gestione e governo centrale. Solo con una regia condivisa si possono evitare sovrapposizioni, sprechi di risorse e ritardi. La crisi idrica non conosce confini amministrativi, e richiede una risposta unitaria. Infine, realizzare. Perché le idee, i progetti e le promesse devono tradursi in cantieri, opere e risultati tangibili. Il tempo delle analisi è finito: ora servono interventi concreti, visibili e misurabili. Dalle dighe ai serbatoi, dai sistemi di monitoraggio alle tecnologie digitali, ogni azione deve avere un impatto reale. La montagna, spesso dimenticata nei grandi piani nazionali, si propone come laboratorio di resilienza e innovazione. Se ascoltata e sostenuta, può diventare il cuore pulsante di una nuova politica dell’acqua, capace di affrontare le sfide del presente e costruire un futuro più sicuro per tutti.

Marika Remondelli