Delitto Martiniello

Diciassette anni fa l’uccisione di Pasquale Martiniello

Il figlio Mario: “Il caso va riaperto”

di Barbara Ciarcia

Da diciassette anni Mario Martiniello è alla ricerca della verità, e soprattutto dell’autore dell’efferato delitto di suo padre Pasquale, giovane imprenditore di Mirabella Eclano, ucciso a fucilate mentre tentava disperatamente di sfuggire alla furia omicida del suo killer. Nessuno allora ha visto nulla. Nessuno ha udito i colpi secchi di fucile sparati a bruciapelo, senza pietà, contro un uomo inerme, un padre di famiglia, incensurato. Mario all’epoca era poco più che un ragazzino. Oggi è un adulto cresciuto in fretta e segnato da quella tragedia rimasta ancora senza un movente e senza giustizia.

Il caso per gli inquirenti è chiuso ormai da tempo. Non per Mario Martiniello e i suoi familiari che da allora non si danno pace, né una spiegazione su chi e perché potesse avercela così col genitore.

Nove anni fa pure le telecamere di ‘Chi l’ha visto’? si sono occupate del ‘cold case’ irpino. Mario e Franco ( il fratello maggiore della vittima ) lanciarono gli ennesimi appelli: “Chi sa parli, si faccia vivo anche attraverso una lettera anonima”. Niente. Ogni appello è puntualmente caduto nel vuoto, ma Mario non si è mai arreso, non ha mai perso la speranza di rendere giustizia alla memoria del padre sparato barbaramente nei pressi del lago da pesca sportiva che gestiva in località Acquafredda, nella vasta campagna attorno all’abitato di Calore, una frazione di Mirabella Eclano.

Quel giorno di fine agosto Pasquale aveva appuntamento al lago con alcuni clienti che lo avevano contattato telefonicamente. Il killer però è arrivato prima di loro, e lo ha freddato mentre la vittima, disarmata, tentava di mettersi in salvo attraverso i campi. Per Pasquale non c’è stato scampo, non c’è stata salvezza. Chi lo ha ucciso a fucilate è riuscito a raggiungerlo e a colpirlo a morte.

“Abbiamo sempre collaborato con i Carabinieri – esclama Mario Martiniello -, sempre. Stavamo passando noi parenti per gli esecutori del delitto di papà. Assurdo. Purtroppo, a distanza di tanti anni mi auguro che si possa riaprire il caso e indagare in maniera mirata grazie anche all’ausilio delle nuove tecnologie investigative. A quei tempi, forse, è mancato il supporto tecnologico adeguato. Chissà? Per me il caso è aperto, non si è mai chiuso, come la ferita che mi porta nel cuore. Chiedo solo sia fatta giustizia; e che si arrivi infine alla verità sulla morte atroce di papà. Vivo per questo, per sapere chi e perché ha ucciso mio padre Pasquale”.