Carluccio:”Queste sono le ultime occasioni per invertire la tendenza, altrimenti si è capito che ci avviamo ad un irreparabile e veloce declino”

233

Sabato 4 gennaio, presso la Società Operaia di Sant’Andrea di Conza, si è discusso: “Quale futuro per l’Alta Irpinia?”. E’ stata un’assemblea pubblica, aperta al contributo di tutti, forte l’invito partito perchè i giovani dell’Alta Irpinia fossero presenti. Per discutere tutti insieme, condividere le problematiche e proporre le possibili soluzioni per fermare lo spopolamento delle aree interne. L’obiettivo finale è stato quello di stilare un documento dei problemi con delle soluzioni, da implementare nei prossimi mesi. Un territorio che, anno dopo anno, sta morendo, nel tempo troppo occasioni sono state sprecate, una gestione troppo clientelare e campanilistica. Chiunque poteva intervenire.

Interventi di Gerardo Pompeo D’Angola, sindaco di Sant’Andrea di Conza; Francesco Todisco, consigliere delegato delle Aree Interne per la Regione Campania; Enrico Indelli, vicesindaco di Morra De Sanctis e responsabile distretto turistico Alta Irpinia; Gerardo Vespucci, dirigente scolastico e Michele Carluccio, componente commissione Lavori Pubblici Ordine degli architetti provincia di Avellino.  Presenti tanti consiglieri comunali di diversi paesi dell’area.

L’iniziativa è partita da Stefano Carluccio, giovane irpino, mosso dalla volontà di fermare l’emorragia di partenze oramai quotidiane che accadono e che vedono perdere annualmente del 7-8% della popolazione di ogni borgo dell’Alta Irpinia. Una mancanza di lavoro, di prospettive che obbligano tanti, giovani e non, a lasciare i propri paesi natii che versano nell’oblio e , quasi, senza speranza.

Abbiamo rivolto a Stefano Carluccio qualche domanda.

Quali sono state le proposte emerse per arginare il fenomeno dello spopolamento?

“Organizzare corsi di formazione per  l’industria, l’artigianato, l’utilizzo della Avellino- Rocchetta  Sant’Antonio  anche per il trasporto merci, la promozione e la vendita di eccellenze del territorio,  organizzare il campo sperimentale di Sant’Andrea di Conza  (già partito con l’istituzione dell’Istituto Agrario a Calitri), far entrare in funzione la  struttura ferroviaria Salerno -Avellino, costituire il Consorzio gestione parchi eolici e fotovoltaici in  modo che ogni Comune possa partecipare ad una quota di guadagni “.

Quali possono essere le basi da cui ripartire in quei territori?

“Punti di forza devono essere gli ampi spazi, il basso costo della vita, gli alloggi a basso prezzo, l’ alta qualità dei prodotti alimentari, dell’ambiente nel suo complesso. Puntare sulle riqualificazioni dei centri storici, l’utilizzo delle tante casi vacanti, la costituzione di laboratori, l’organizzazione di festival, eventi vari, tutto questo per incrementare il turismo. E poi, valutando che i nostri paesi sono abitati da tanti anziani, si debbono rinforzare i servizi alle persone, con  case di accoglienza,  case di riposo per la terza età, case ci cure specializzate, hospice che creerebbero di conseguenza anche tanta occupazione. Importante è pensare a corsi di formazione per indirizzare, già dalle scuole medie, i giovani all’autoimprenditorialità, predisponendoli alla lavorazione della pietra, del ferro , che li avviino  all’occupazione in un’ industria specializzata”.

Carluccio ribadisce più volte un aspetto fondamentale per creare sviluppo: sperare che l’alta velocità a Grottaminarda arrivi quanto prima,  che la linea ferroviaria Avellino- Rocchetta  Sant’Antonio da turistica diventi anche per merci, che l’elettrificazione Avellino-Salerno diventi presto realtà. E poi, occorrerebbe un progetto perché l’Ofantina bis raddoppi le corsie,  con una passaggio di 1 milione di autoveicoli non può sopportare il traffico, è troppo stretta a solo due corsie, transitano anche le merci della Fiat di Melfi, dalle zone industriali dalla Puglia partono le macchine agricole dirette ai porti di Napoli e Salerno.

Che spirito ha animato gli interventi delle persone durante l’assemblea?

“Tutti hanno mostrato la loro fermezza a resistere e far continuare a vivere un territorio. Queste sono le ultime occasioni per invertire la tendenza, altrimenti si è capito che ci avviamo ad un irreparabile e veloce declino”.

Durante l’assemblea non si sono volute alimentare controversie, critiche aspre alla vecchia classe dirigente che ha pensato ai propri interessi e non quelli della collettività, gli chiediamo c’è qualche particolare rammarico da rivolgere agli industriali che pur nelle zone di Morra De Sanctisi e Sant’Andrea di Conza occupano qualche migliaio di lavoratori?

“La maggior parte dei lavoratori non vivono nel territorio, dovrebbero vivere e risiedere nei Comuni dove lavorano,  il problema che più del 50% vengono da lontano, da Caserta, Napoli, tornano la sera nelle loro abitazioni se solo poco più della meta degli attuali occupati vivessero in loco avremmo risolto il problema dello spopolamento”.

Già si pensa ad una nuova assemblea pubblica, questa volta da tenersi in qualche Comune della Valle Ufita.