FLAICA CUB Benevento: L’imperativo categorico dell’Ato e dei sindaci: dilazionare

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FLAICA CUB Benevento: L’imperativo categorico dell’Ato e dei sindaci: dilazionare, dilazionare, dilazionare quanto più possibile. Uno scandalo che la politica deve superare quanto prima.

Il 18 maggio abbiamo chiesto l’autorevole intervento del prefetto Torlontano per far rispettare all’Ato Rifiuti la Legge regionale del 26 maggio 2016,n°14. Il prefetto, che ringraziamo, è intervenuto immediatamente. L’Ato ha prodotto, in risposta, un corposo documento di 5 pagine.

 Andrea Camilleri, grande intellettuale siciliano che conosceva in profondità i comportamenti dei meridionali, scriveva che ciò che non si dice è molto più importante di ciò che si dice.                                                Umberto Eco, semiologo, riconosciuto unanimemente il maggiore intellettuale italiano e docente al Dams di Bologna, in una lezione degli anni ottanta affermò che: ” Da qualche anno si usano le parole e le frasi più per nascondere le reali intenzioni che per comunicarle”.                                                                                             Il presidente Iacovella nella risposta inviata al Prefetto ha utilizzato migliaia di parole per nascondere le sue responsabilità nello stallo dell’Ato, che impedisce la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti con la costruzione dell’impiantistica. Soprattutto dell’impianto per il trattamento della massa organica dei rifiuti. La più inquinante e la più costosa da gestire, trasportare e conferire. Che, per questo, grava in maniera eccessiva sui bilanci dell’Asia e quindi sui cittadini che pagano una tassa tra le più alte del Paese. Il presidente Iacovella non ha menzionato che la Regione Campania ha stanziato, da anni, 14 milioni e 800 mila euro per costruire a Casalduni l’impianto di compostaggio per trattare e trasformare  la massa organica.. Che, il presidente,in pieno conflitto di interessi, essendo anche sindaco di Casalduni, si oppone alla costruzione dell’impianto in favore di un biodigestore con annesso inceneritore, da allocare in altro comune. Il presidente, inoltre, accusa ben 58 sindaci di rallentare la stesura del Piano d’Ambito, non rispondendo alle richieste di importanti dati. Atteggiamento di estrema gravità: è evidente l’omissione in atti d’ufficio.

Omissione dovuta e conseguente a precisi interessi dei sindaci di dilazionare oltremodo i tempi dell’approvazione del Piano d’Ambito. Che, se approvato, farebbe perdere la gestione, da parte del Comune,della raccolta e trasporto dei rifiuti che viene affidata,in modo diretto, a cooperative e società gradite ai sindaci. Affido che può favorire comportamenti anomalie anche il gravissimo pericolo di vantaggi patrimoniali ingiusti. Come accaduto nel Comune di Limatola dove l’ex sindaco, è stato rinviato a giudizio accusato dal sostituto procuratore Francesco Saccone e dalla Guardia di Finanza di abuso d’ufficio per l’affido diretto del servizio raccolta rifiuti nel comune.

Il vice procuratore  contesta: “L’affidamento diretto del servizio di raccolta differenziata e le successive proroghe, stabilite in più delibere, prescindendo da qualunque ricorso a procedure di evidenza pubblica, procurando un in giusto vantaggio patrimoniale, pari a 1milione e 220mila euro, alla coop  favorita per la raccolta e trasporto dei rifiuti.“

E’ una prassi consolidata , fin dal 2010, in tutti comuni quella di affidare in modo diretto a coop e società con successive proroghe, stabilite da decine di successive delibere.

Lo stallo dell’Ato Rifiuti Benevento,scientificamente perseguito, è stato autorevolmente denunciato pubblicamente anche dal sindaco di Apollosa, Marino Corda:“Se l’Ato non funziona è soprattutto perché i sindaci non vogliono che funzioni”. Per  fare approvare la Relazione di Indirizzo Programmatico, già pronta nel mese di aprile del 2020, intervenne la Regione minacciando di commissariare l’Ato se l’approvazione non fosse avvenuta quanto prima. Ciò portò, nel mese di giugno, all’approvazione della Relazione.  Perché si tenta, in ogni modo,di dilazionare quanto più possibile la redazione e presentazione del Piano d’Ambito, indispensabile per chiudere il ciclo integrato dei rifiuti nella nostra provincia con le gravi conseguenze, economiche e organizzative, da anni in essere?

L’opposizione del presidente dell’Ato alla costruzione dell’impianto per il riciclo della frazione organica a Casalduni ricade anche sui dipendenti dello Stir  che da anni vivono in fortissime ristrettezze economiche.

 Per quanto riguarda il futuro degli ex dipendenti dei Consorzi Bn1, Bn2 e Bn3, che ci ha spinto a chiedere l’intervento prefettizio,il presidente Iacovella si è guardato bene dall’evidenziarlo esplicitamente. Nonostante ciò, fra le righe, abbiamo inteso che vi è possibilità di utilizzo degli ex dipendenti solo nell’impiantistica. Quindi, non avendo alcuno dei  lavoratori la necessaria qualifica e il livello richiesto,si esprime  la massima preoccupazione per il futuro occupazionale. La vicenda dello scandalo dello stallo dell’Ato non è un problema che riguarda solo gli ex dipendenti dei Consorzi e dei dipendenti dello Stir, ma tutta la nostra comunità, per le tante ricadute negative.                                                                                                                   E’ uno dei maggiori e importanti problemi politici che coinvolge anche i candidati a sindaco che,una volta eletti, dovranno affrontareuna situazione emergenziale sempre più complicata.  Complicazioni derivanti da una precisa scelta dilazionatoria che favorisce anche tentativi speculativi.  Come dimostra la tentata costruzione del biodigestore, con annesso inceneritore, impianto energivoro e fortemente inquinante, nella zona Asi di Ponte Valentino, caldeggiato dall’Ato proprio in opposizione all’impianto di compostaggio anaerobico finanziato della Regione. Come si evince leggendo le pagine 88 e 89 della citata Relazione.

La politica deve intervenire per superare uno scandalo enorme che grava da anni sui contribuenti beneventani. Per questo seri e gravi motivi si rinnova la richiesta della rimozione immediata, tramite commissariamento da parte della Regione, del presidente e del direttore generale dell’Ato Rifiuti.