Elezione Presidente della Repubblica: avremo presto una fumata bianca? di Nicola Prebenna

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   Il paese, i cittadini attendono impazienti l’elezione del prossimo presidente della repubblica. Se il paese conosce una stagione particolare di molteplici convergenze, per quanto riguarda il governo, ciò non significa che l’accordo per eleggere il nuovo presidente è dietro l’angolo. Siamo convinti, ma non solo noi, che la partita non interessa solo l’elezione del prossimo presidente della repubblica ma l’organizzazione, la composizione del futuro governo.
   Diciamo subito che il candidato a cui molti cittadini guardano con attenzione è il presidente del consiglio Mario Draghi. Si tratta di una figura autorevole, competente, stimata e che gode di prestigio a livello europeo e internazionale. Di questa prospettiva sono consapevoli gli stessi membri del parlamento. Il discorso si fa complesso quando l’attenzione e l’interesse si spostano sulla successiva composizione della compagine governativa. E qui le valutazioni, gli interessi, le strategie dei singoli partiti divergono e danno vita alla diaspora, all’allontanamento dal centro, da ciò che interessa al paese.
   Con molto garbo e intelligenza Draghi si tiene fuori da ogni coinvolgimento personale nella discussione generale. I segretari dei partiti hanno provato a lanciare le loro idee, i loro progetti. Il centrodestra, accampando la pretesa di avere diritto ad un presidente non di centrosinistra, ha dapprima lanciato la candidatura di Berlusconi, poi lancia alcuni altri nomi. Ben sapendo che non meriteranno l’attenzione del centrosinistra. Non crediamo che Berlusconi avesse fondate speranze di essere il futuro presidente. Di certo voleva saggiare la compattezza del centrodestra e sottolineare il suo ruolo di garante della coalizione.
   Letta e Leu hanno sempre ribadito di non accettare candidature imposte, ma di stabilire un metodo e poi procedere alla individuazione del possibile candidato. Conte e il M5S sanno che non possono essere aventiniani, ma almeno Conte non guarda favorevolmente a Draghi come presidente della repubblica. La Meloni, pur ribadendo compattezza con il centrodestra, ha lanciato il nome di Crosetto, ben sapendo che si tratta solo di una pietra lanciata nello stagno.
   Renzi è quello che punta, a mio avviso, su Draghi. Ha però detto a chiare lettere che si dovrà mettere mano alla Costituzione e prevedere l’elezione del presidente direttamente da parte dei cittadini. E’ una proposta ragionevole, su cui già in parlamento si registrano condivisioni, ma è un problema che riguarda il futuro.
   Che cosa accadrà di qui a breve? Esaurita la fase di stallo, caratterizzata dalla marea di schede bianche, si deve cominciare a fare sul serio. A meno di clamorose sorprese, siamo convinti che alla fine i parlamentari eleggeranno Draghi presidente della repubblica. Successivamente non ci sarà motivo di grandi frizioni tra i partiti dell’attuale maggioranza. Né tampoco sono da prevedere crisi di governo che nessuno vuole, o di certo sono pochi.
   Quel che potrebbe accadere è che Draghi si orienterà ad affidare l’incarico di formare il nuovo governo ad un tecnico di sua fiducia e, probabilmente, potrebbe esserci qualche aggiustamento nella composizione del consiglio dei ministri. Anche se non sappiamo quando il risultato utile sarà raggiunto, non assisteremo al “tanto tuonò che piovve”, ma per il paese la strada è segnata.
   Occorre guidare e orientare la realizzazione del PNRR, e il ruolo di Draghi è fondamentale, sia che resti a palazzo Chigi, sia che cambi di residenza. Le fibrillazioni tra i partiti, anche di più, non mancheranno, ma il futuro del paese non ammette tergiversazioni, distrazioni, meschini giochi di potere. Potremmo essere smentiti, ma siamo convinti che la ragione e il buon senso prevarranno.