Compagnone: “Gli USA in recessione trascineranno anche l’Europa nel baratro”

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Compagnone: “Gli USA in recessione trascineranno anche l’Europa nel baratro”

L’inflazione galoppa e le banche centrali del pianeta, non possono fare altro che rafforzare le politiche monetarie per ostacolare il vento dell’inflazione, ormai i presupposti di una recessione negli Stati Uniti e Europa ci sono tutti. Tra le banche europee più preoccupate, la Deutsche Bank, la più esposta dalle sanzioni alla Russia.Le principali banche centrali, la FED (Stati Uniti), la BCE (Banca Centrale Europea), la BNS (Banca Nazionale Svizzera) e la BoE (Banca d’Inghilterra), per evitare l’effetto spugna, stanno corrono ai ripari
Nei 19 paesi dell’Eurozona, si registra un nuovo record dell’inflazione per i prezzi al consumo. I dati di luglio, confermano un trend in crescita inarrestabile, con un balzo su base annua dall’8,1% di maggio a 8.6% di giugno per raggiungere ormai la soglia del 9% (8,9%) di luglio, tassi scioccanti mai registrati dalla nascita dell’UEM “Unione economica e monetaria”.
La BCE il 21 luglio, dopo 11 anni, per la prima volta, è stata costretta ad aumentare i tassi di interesse.
Secondo quanto recita il provvedimento emesso dalla BCE,
“i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale, (i tre riferimenti della BCE) sono stati innalzati rispettivamente allo 0,50%, allo 0,75% e allo 0,00%.”
Questi aumenti sono destinati ad inasprirsi ulteriormente entro fine anno.
Non bisogna essere degli esperti per avere contezza di ciò che ci attenderà dopo l’estate. I primi a soffrire per gli aumenti dei tassi della BCE, saranno i cittadini che hanno contratto mutui con Istituti di Credito. La rata di settembre sarà molto più alta, aumenterà dell’11%.
Prima di andare in vacanza, recatevi nel vostro istituto di credito e rinegoziate le condizioni del vostro mutuo. Verificate il mutuo più conveniente tra tasso fisso e tasso variabile.
Quello variabile, nonostante il leggero rialzo, a partire dal mese di maggio, non desta preoccupazioni.
Il tasso è cresciuto, anche se contenuto, infatti il tasso medio è salito dallo 0,94% del 2021, all’1,08% del mese di maggio . Al contrario il mutui a tasso fisso hanno registrato una impennata, sono passati da una media dell’1,20% del 2021 a una media del 2,24% del mese di maggio.
Nessuno nega che i provvedimenti presi dalle Banche Centrali riescono a frenare l’inflazione, ma il risvolto sarà drammatico, principalmente per i Paesi deboli che saranno investiti dalla recessione.
Le posizioni assunte dall’Unione Europea nei confronti della guerra in Ucraina, le sanzioni imposte obtorto collo nonostante la dipendenza dall’importazione di gas dalla Russia, hanno reso il vecchio continente particolarmente vulnerabile.
Dobbiamo essere consapevoli, non mettiamo la testa sotto la sabbia,
che in caso di improvvisa interruzione, parziale o totale, del flusso di gas dalla Russia, la recessione sarà uno tsunami per il vecchio continente.
Il paese maggiormente colpito sarà quello che era la motrice d’Europa, la Germania, fortemente industrializzato che per la politica ambientalista degli ultimi anni ha dismesso le sue centrali a carbone e gran parte delle centrali nucleari. Errori gravissimi, non sono stati considerati i punti di debolezza dell’Agenda Green, voluta fortemente dai Verdi.
Sono errori che la Germania pagherà, nonostante sia corsa ai ripari, riattivando parte delle centrali a carbone. Nel 2023 se non ci saranno sviluppi sul conflitto in Ucraina, in Germania e in Europa ci sarà una violenta recessione.
Rispetto agli anni precedenti, l’impatto è stato maggiore, anzi è peggiorato, il che potrebbe influire sulle politiche monetarie. Prepariamoci entro fine anno, ad un nuovo ritocco verso l’alto dei tassi di interesse della BCE.
La recessione è frutto di più concause, la guerra in Ucraina e le successive sanzioni alla Russia che hanno privato l’Europa del gas necessario russo e infine il blocco delle catene di approvvigionamento.
Siamo all’alba di una grave recessione che dagli Stati Uniti tracimerà in Europa.
La difficile portata della recessione, non permette di avvalerci dei modelli econometrici tradizionali. Siamo in una situazione complessa, legata a numerose variabili, la guerra, le sanzioni, l’inflazione, il ripristino delle centrali energetiche dismesse. Tutto è in evoluzione e fare pronostici è veramente azzardato. Qualcosa intanto si può fare, costringere la FED a rendere pubblica l’inflazione dei prezzi che continua a nascondere. Forse l’Amministrazione Biden teme una rivolta popolare? Per quanto tempo pensano di continuare ad ingannare il popolo americano che tutto va bene? Se i dati emergono, c’è il tempo di attivare quelle misure idonee per contrastare l’inflazione.
Non stanno certo meglio i cugini europei, l’inflazione nel Regno Unito ha raggiunto record allarmanti, bisogna tornare indietro ai governi di Margaret Thatcher, per ricordare una inflazione così elevata.
L’inflazione nel mese di maggio ha sforato il 9,0% su base annua.
I prezzi degli alimenti e dell’energia che gravano sulla popolazione del Regno Unito, hanno subito una impennata, anche se non preoccupano Westminster.
I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,7% su base mensile a maggio, leggermente al di sopra delle aspettative di un aumento dello 0,6%, ma ben al di sotto dell’aumento mensile del 2,5% registrato ad aprile, secondo gli economisti lascia ben sperare.
A dare slancio all’inflazione, i servizi ai cittadini, energia elettrica, gas, trasporti, i costi delle materie prime che hanno fatto lievitare i prezzi dei prodotti finiti dopo la lavorazione.
La Banca d’Inghilterra per contenere l’inflazione, a differenza della FED (Stati Uniti) e della BNS (Banca Nazionale Svizzera), non è stata così energica nell’aumentare i
tassi di interesse, ha cercato di non peggiorare la frenata economica.
Il tasso bancario principale, ai massimi da 13 anni, è ora all’1,25% e la Banca prevede che l’inflazione supererà l’11% entro ottobre.
L’Autority dell’energia, per contenere il costo dell’energia dopo le sanzioni alla Russia, ha aumentato il costo alle famiglie del 54%.
Gli aumenti dei tassi nel Regno Unito, anche se minori di quelli applicati da Stati Uniti e Svizzera, avranno notevoli ripercussioni sul costo della vita. La Banca centrale inglese ha applicato tassi più moderati per salvaguardare imprese e cittadini dalla recessione. La crisi sarà ancora lunga e tempi di risoluzione su un accordo di pace non ne vedo se l’occidente continua ad affamare il suo popolo pompando armi in Ucraina.

Maurizio Compagnone
Analista