L’associazione Libero pensiero irpino “Giordano Bruno” presenta il libro Gli Ebrei a Campagna 

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L’associazione Libero pensiero irpino “Giordano Bruno” presenta il libro Gli Ebrei a Campagna  – Piccole storie di grande umanità, curato della professoressa Adriana Maggio e celebra il giorno della memoria con una corona di alloro in onore del dott. Giovanni Palatucci.

di Michele Zarrella

Oggi 27 gennaio è il giorno della memoria dedicato al ricordo della Shoah, istituito per commemorare i milioni di innocenti, bambini, donne e uomini di ogni condizione, vittime dell’olocausto. Fu scelta questa data perché il 27 gennaio 1945, giusto 79 anni fa, furono abbattuti dai russi i cancelli del campo di sterminio di Aushwitz il più grande di quelli costruiti dalla alienazione nazista, che aveva organizzato in maniera sistematica la volontà sterminatrice di nientificazione, e di annichilimento di ebrei, zingari, omosessuali, mendicanti, prostitute, malati mentali, disabili, prigionieri comuni.

Con l’emanazione delle leggi razziali agli ebrei era proibito frequentare scuole, università, insegnare, fare parte dell’esercito, svolgere attività statali, assumerne domestici cristiani, essere notai, giornalisti, possedere aziende che dessero lavoro a più di cento persone. Fu il risultato di una ideologia di morte basata sul mito della razza ariana, la razza perfetta. Fu il risultato di un concetto che negava la parità fra gli esseri umani distinguendoli in razze inferiori e superiori. Queste ultime per mantenersi pure non dovevano mescolarsi con le razze inferiori e quindi eliminarle dal loro sesso e, ad un minimo pretesto, addirittura fisicamente. I segni di quella malvagità sono impressi in modo indelebile nel corpo e nello spirito di chi è sopravvissuto e ha dovuto convivere per sempre con quel dolore. Fra di essi penso alla senatrice Liliana Segre testimone vivente di quell’orrore che predica dappertutto la non violenza ma anche di non dimenticare per evitare che la storia si ripeta. E ammonisce coloro che hanno girato lo sguardo dall’altra parte, i tanti decisi a non assumersi responsabilità e quelli che hanno abbracciato il negazionismo o addirittura incolpato le vittime. Mi viene in mente quanto dice Norman Cohn citato da Zygmunt Bauman: “Quando gli uomini sanno, anche soltanto a metà, che viene commessa una grande ingiustizia, e non hanno la generosità e il coraggio di protestare, automaticamente gettano la colpa sulle vittime, ricorrendo così al più elementare dei mezzi per alleggerire la propria coscienza.” (N. Cohn, Warrant for Genecide…, Eyre & Spottiswoode, London 19967, p. 267, cit. in Z. Bauman, Modernità e olocausto, il Mulino, Bologna 1992, p. 180).

Son d’accordo con la Segre: non possiamo odiare per sempre, finiremmo annullati dai nostri stessi pensieri e correremmo il rischio di incentivare nuove guerre, ma dobbiamo prendere coscienza di quanto accaduto per evitare gli stessi errori, perché come dice Primo Levi: “È accaduto, e può ripetersi”. A tutti – morti e sopravvissuti – va il nostro commosso pensiero di non dimenticare e tramandare ai posteri quanto è successo. Il circolo Libero pensiero irpino “Giordano Bruno” presentando il libro Gli Ebrei a Campagna  – Piccole storie di grande umanità, curato della professoressa Adriana Maggio, onora quest’anno il giorno della memoria con una corona di alloro in onore del dott. Giovanni Palatucci, vice questore nella città di Fiume, che ufficialmente aveva il compito di ostacolare il movimento clandestino di emigrazione, ma al contrario, sabotava le diposizioni e i severi ordini del Ministero dell’Interno, per inviare gli ebrei di Fiume nel campo di concentramento di Campagna, in provincia di Salerno, dove c’era lo zio vescovo Giuseppe Maria Palatucci che, con ogni mezzo, faceva di tutto per alleviare i loro dolori. Questo libro è il seme per ricordare anche i tanti giusti italiani che non dimenticarono il senso di umanità alla quale tutti apparteniamo. Molti giusti italiani falsificarono i documenti salvando tante persone dai rastrellamenti e dal triste destino che li attendeva. Giusti furono certamente coloro che soccorsero ed aiutarono le vittime della persecuzione mettendo a rischio la propria vita. E Giovanni Palatucci fu uno di questi ma, a seguito della denuncia di un delatore suo dipendente, fu catturato dai tedeschi e prima fu carcerato a Trieste, poi il 22 ottobre 1944, fu internato nel campo di Dachau dove morì, all’età di 36 anni, a causa di maltrattamenti e di stenti il 10 febbraio 1945. Il coraggio di questi giusti e il loro esempio fanno onore all’intera umanità.

Meritevole è stata l’opera di ricerca fatta dalla classe IV C 1994/95 dell’istituto “Teresa Confalonieri” di Campagna, coordinata dalla professoressa Adriana Maggio.  Questo scritto, inesausto compito per studenti, docenti e formatori, è un antidoto a non dimenticare e la sua lettura della testimonianza di alcuni episodi e sentimenti sono in grado di indurci verso la solidarietà, verso l’amore per il prossimo, verso un mondo migliore.