Undici anni fa, la tragedia del viadotto Acqualonga

28 luglio 2013. Una data che ha segnato per sempre la memoria del nostro Paese. Era una domenica d’estate, e un gruppo di pellegrini, provenienti da Telese Terme e Pietrelcina, stava rientrando a Pozzuoli a bordo di un pullman Volvo B12. Famiglie, amici, bambini e anziani: 48 persone unite da un viaggio di fede e condivisione. Ma lungo l’autostrada A16 Napoli–Canosa, all’altezza del viadotto Acqualonga, nel territorio di Monteforte Irpino, il destino cambiò tragicamente rotta.

Intorno alle 20:30, il mezzo perse il controllo a causa di un guasto meccanico: la rottura del giunto cardanico tranciò l’impianto frenante, rendendo il pullman ingovernabile. Dopo aver urtato diverse auto bloccate nel traffico per via di un cantiere, il bus sfondò il guardrail e precipitò nel vuoto per oltre 30 metri. I Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine e i soccorritori accorsero immediatamente. La scena che si presentarono davanti era apocalittica: lamiere contorte, urla, silenzio, dolore. Dopo ore di lavoro incessante, furono estratti 10 sopravvissuti. 38 persone persero la vita sul colpo. Altre 2 morirono nei giorni successivi: tra loro Simona Del Giudice, appena 16 anni, e Salvatore Di Bonito, 54 anni. Il bilancio finale fu di 40 vittime. I corpi furono portati nella scuola elementare di Monteforte Irpino, trasformata in obitorio improvvisato. Il paese intero si strinse attorno ai familiari, in un abbraccio collettivo fatto di lacrime e silenzio. Il 31 luglio, al Palasport di Pozzuoli, si tennero i funerali di Stato, alla presenza delle più alte cariche istituzionali.
Negli anni successivi, la giustizia ha cercato di fare luce su quanto accaduto. Le indagini hanno rivelato che il pullman era vecchio, non revisionato, con freni usurati e barriere di protezione non a norma. Dopo un lungo processo, sono arrivate le condanne: Gennaro Lametta, titolare dell’agenzia di viaggi, è stato condannato a 12 anni. Diversi dirigenti di Autostrade per l’Italia e della Motorizzazione Civile sono stati ritenuti responsabili per omissioni nei controlli e negligenze strutturali. La sentenza definitiva è arrivata nel 2025, dopo dodici anni di attesa e dolore. Oggi, 28 luglio 2025, a undici anni dalla tragedia, il pensiero va alle vittime, ai loro familiari, ai sopravvissuti e a tutti coloro che hanno vissuto quella notte come una ferita indelebile. A Monteforte Irpino, nel Giardino della Memoria, si tiene una cerimonia di commemorazione: un luogo simbolico, dove ogni fiore, ogni nome inciso, ogni preghiera è un atto di rispetto e di amore.
Ricordare non è solo un dovere morale. È un modo per dare voce a chi non può più parlare, per chiedere sicurezza, responsabilità, verità. È un modo per dire, insieme: “Non vi abbiamo dimenticati.”
Il tempo può lenire, ma non cancellare. E ogni anno, in questo giorno, l’Italia si ferma. Perché dietro ogni tragedia ci sono volti, storie, sogni spezzati. E dietro ogni ricordo, c’è la forza di una comunità che non smette di lottare per la giustizia e la memoria.

Marika Remondelli