Diritti negati e dignità ferita: allarme nei carceri di Contrada Capodimonte e Ariano Irpino
Nel carcere di Contrada Capodimonte a Benevento, il sovraffollamento e le gravi carenze nei servizi sanitari rappresentano una minaccia costante ai diritti fondamentali dei detenuti. La visita ispettiva condotta dalla Garante territoriale dei diritti dei detenuti, Patrizia Sannino, insieme al presidente della Camera Penale, ha messo in luce una situazione allarmante che mette in discussione la dignità stessa degli individui reclusi. Sannino ha dichiarato che le carenze sanitarie riscontrate non garantiscono i diritti inalienabili dei detenuti, contribuendo a deprimere la loro condizione umana. Le celle sovraffollate, i lunghi tempi d’attesa per le visite mediche, le condizioni igieniche precarie e l’impatto psicologico sui detenuti delineano un quadro critico che richiede interventi urgenti. La realtà di Benevento non è un caso isolato. Anche altri istituti penitenziari dell’Irpinia presentano problematiche simili. A Bellizzi Irpino, nel carcere di Avellino, si contano oltre 600 detenuti in una struttura progettata per poco più di 500, con carenze significative nell’assistenza medica e nella disponibilità di acqua potabile. La Casa Circondariale di Avellino soffre per la mancanza di personale sanitario e strutture obsolete, mentre l’Istituto Penale Minorile affronta sfide legate alla salute mentale dei giovani detenuti e alla carenza di educatori. Particolarmente preoccupante è la situazione nel carcere di Ariano Irpino, dove si registrano oltre 300 detenuti in una struttura con capienza di 270 posti, aggravata da una sezione inagibile, carenza di personale penitenziario non sufficiente per gestire il padiglione costruito nel 2014, presenza di detenuti con gravi disturbi psichiatrici privi di strutture idonee e episodi di violenza e tensione che mettono a rischio la sicurezza di agenti e detenuti. La gestione complessiva risulta complessa e pericolosa, con la polizia penitenziaria costretta a operare senza strumenti e formazione adeguata per affrontare emergenze sanitarie e mentali. Il quadro che emerge dai carceri dell’Irpinia denuncia un problema sistemico, dove la privazione della libertà finisce per coincidere con la negazione dei diritti fondamentali. Serve un’azione coordinata tra istituzioni, garanti, operatori del settore e società civile per riportare dignità, tutela e prospettiva all’interno dell’universo carcerario italiano.
Marika Remondelli














































