Irpinia, terra d’acqua e di proteste: il Comitato Uniamoci per l’Acqua, cittadini e sindaci contro l’aumento delle tariffe

Nel cuore dell’Irpinia, terra di sorgenti e di promesse tradite, il Consiglio di Distretto ha approvato un aumento del 20,8% sulle tariffe idriche per il 2025. Una decisione che, pur non retroattiva, ha scatenato una vera e propria ondata di indignazione. L’azienda Alto Calore Servizi, da anni in bilico tra debiti e inefficienze, definisce l’intervento “fondamentale” per il proprio rilancio. Ma per molti, è solo l’ennesimo tentativo di scaricare sui cittadini il peso di una gestione fallimentare.
La rete idrica irpina è tra le più inefficienti d’Italia: oltre il 60% dell’acqua immessa si disperde. Eppure, anziché investire in infrastrutture, si chiede ai cittadini di pagare di più per un servizio che peggiora. Il piano di risanamento dell’Alto Calore punta a ridurre un debito da 200 milioni a 107 entro il 2028, ma lo fa principalmente aumentando le tariffe, senza un cronoprogramma chiaro né garanzie di miglioramento.
Nicola Cataruozzolo, segretario del PD di Grottaminarda, ha definito l’aumento “una vergogna infinita” e ha lanciato una mozione per la sua sospensione. “Cittadini cornuti e mazziati”, ha scritto sui social, denunciando una decisione presa senza trasparenza né confronto. “L’acqua in Irpinia dovrebbe essere un diritto, non un lusso. Non si può chiedere un sacrificio economico alle famiglie senza prima risolvere i disservizi” .
Marcantonio Spera, sindaco di Grottaminarda, è stato tra i pochi a votare contro. In un’intervista ha parlato di “terrorismo psicologico” e di una seduta “senza regole e trasparenza”. “Non possiamo voltare le spalle a chi ci ha eletto per difenderli. Questa è una battaglia di dignità”, ha dichiarato, sottolineando l’assenza di un piano dettagliato e il rischio di aggravare ulteriormente la crisi sociale.
Il Comitato Uniamoci per l’Acqua, nato proprio a Grottaminarda, ha espresso pieno sostegno ai sindaci del “no” e ha chiesto un incontro urgente. “Alto Calore è stato affossato da anni di sprechi e mala gestione. Ora si pretende che siano i cittadini a ripianare quel buco, senza alcuna garanzia di cambiamento”, si legge nel comunicato. Il Comitato ha anche denunciato la mancanza di indennizzi per le interruzioni prolungate e ha chiesto fondi straordinari nazionali per rifare le reti colabrodo.
L’aumento delle tariffe non è solo una questione economica: è una questione di giustizia territoriale. L’Irpinia, che disseta milioni di cittadini in Campania e Puglia, non riceve alcun contributo di solidarietà o indennizzo ambientale. E mentre si parla di rilancio, la realtà è fatta di rubinetti a secco, famiglie in difficoltà e una comunità che si sente tradita.
Il messaggio che arriva da sindaci, comitati e cittadini è chiaro: non si può continuare a spremere chi ha già dato tutto. Serve trasparenza, investimenti veri e una politica che metta al centro il bene comune. L’acqua è vita, non può diventare una cambiale in bianco.

Marika Remondelli