La storia è stata ed è uno scenario di fatti contraddittori. Da un lato abbiamo personaggi, re, imperatori, capi di governo che hanno inseguito potere, ricchezza, territori. Dall’altro abbiamo conosciuto personaggi, santi, eroi, che hanno predicato e testimoniato la fede nei valori della giustizia, del bene, del rispetto dell’altro nella accezione più vasta.
Se è vero che talvolta la lezione dei santi, degli eroi, è stata presa in conto, molto più spesso sono stati i violenti, i determinati nella ricerca ossessiva del dominio ad avere la meglio. Cosa che sta succedendo in questi ultimi mesi. Il presidente Trump, determinato a promuovere, secondo la sua visione, il benessere dell’America, si è illuso di poter esercitare su Putin una particolare forza di persuasione per convincerlo a intraprendere serie azioni e scelte che portino la Russia ad una pace giusta e dignitosa.
Oltre naturalmente a verificare quali interessi americani possano essere soddisfatti da rapporti meno bellicosi tra le due maggiori potenze militari. Per quanto riguarda il primo obiettivo, i risultati sono inconcludenti. Putin e il suo staff hanno ribadito le loro perenni richieste che sono sempre le stesse: cancellazione dell’Ucraina, della sua cultura, della sua storia, della sua identità, dietro il paravento di bugie sistematicamente ripetute rispetto all’aggressione della Nato e dei paesi che, nell’esercizio della propria libertà, decidono autonomamente di aderirvi. Ignorando completamente tutti gli accordi in tempi successivi sottoscritti, Putin ha dato inizio ad una guerra senza regole, rapendo bambini, uccidendo e massacrando civili, bombardando strutture civili, scuole, ospedali, chiese, convinto di avere gioco facile nel ridurre all’obbedienza un popolo smanioso di ricoverarsi sotto le ali dell’aquila imperiale sovietica.
Cosa si siano detti di preciso Trump e Putin non lo sappiamo, anche se ora tanti particolari cominciano a venire fuori. Una cosa è certa, ed è che le aspettative di Trump sono andate, pare, in fumo. Ha sfoderato tanto di tappeto rosso per l’omologo russo, accoglienza da amico, ma non ha portato a casa nessun risultato, se non quello di farsi coautore con Putin di una eventuale pace che mortifichi e sacrifichi l’Ucraina.
Certo, bisogna pur fare qualcosa; un paese che sacrifica risorse, uomini e mezzi per conseguire obiettivi anche sanguinari non si rassegna alla sconfitta, soprattutto se determinato ad andare fino in fondo. Le sanzioni, pur minacciate a più riprese da Trump, somigliano molto al grido “Al lupo, al lupo!”, ma del lupo nessuna traccia.
Potrebbe essere questa l’occasione per l’Europa per provare a recuperare un ruolo, una centralità diplomatica e operativa, capace di aprire nuove possibilità, pur consapevoli delle enormi difficoltà. A mio modesto avviso, o la politica aggressiva della Russia subisce un forte freno, anche sul campo di battaglia, o scenari foschi si profilano all’orizzonte, per l’Ucraina in primis, per l’Europa tutta poi. Ancora, aspettare, sperare: spes, ultima dea!