Lettera aperta
Carissimi, la mia non vuole essere una ingerenza su un campo che non mi compete, ma come responsabile e guida della comunitá cristiana di Andretta, sento fortemente l’esigenza di porre in essere alcune questioni che reputo importanti, per il presente e il futuro della nostra comunità. Sento che, per amore di questo paese, non posso tacere, in un comodo silenzio, delle necessità urgenti che vedo per la nostra comunità.
Per il Magistero della Chiesa “la Politica è la forma più alta di carità”. La carità è l’amore totale, gratuito ed incondizionato. In altri termini non guarda ai limiti di chi mi sta di fronte, non si fonda sul “mi dai perché ti dò” ed è libera dai condizionamenti legati a ciò che conviene. Penso che prima degli investimenti, degli incentivi e delle opportunità di sovvenzionamenti, cioè prima del fare, è importante chiederci chi vogliamo essere.
Ho conosciuto realtà con strutture molto più povere di Andretta, ma più felici. Da dove viene dunque la serenità di una comunità? Dai milioni di euro dei finanziamenti, non di rado non aderenti ai bisogni una piccola comunità, o da altro? A me sembra che lì dove ci siano comunità in pace e pacificate si possono ottenere risultati più efficaci. Se dunque l’unione fa la forza, perché continuare con ancestrali divisioni che hanno lacerato rapporti addirittura famigliari? Posso sembrare drastico ma, in coscienza, sento che, senza un cambiamento di rotta nella mentalità, Andretta avrà poco da dire ancora, avviandosi verso una fine indegna della sua storia e dei suoi eminenti personaggi.
A che serve avere denaro ed essere abitati dalla morte? C’è la morte che ci circonda per decine di funerali annuali. È normale avere così tanti defunti? A me sembra che ci sia una seria questione ambientale da porre in essere, come questione vitale. Siamo così sicuri che l’elettromagnetismo nel quale siamo immersi, l’acqua che passa dai nostri rubinetti e la terra da cui si raccolgono frutti siano così come il Signore le ha pensate per noi? Non andrebbe fatta una ricerca accurata per capire il perché di tante malattie in un luogo che dovrebbe essere limpido e garante di salute? Provocazione: Se le cose stanno così conviene che i nostri giovani abitino i nostri luoghi o vadano via? Il vero bene è nella valorizzazione di questo luogo o nel suo abbandono? Tante famiglie sono isolate.
Ci sono ammalati e poveri. Hanno bisogno di contributi o di condivisione? La solitudine e la tristezza sono i mali peggiori che nessuno investimento strutturale o sovvenzionamento può risolvere. Penso che di lì nascano questioni serie quali l’alcolismo o la ludopatia. Come affrontare queste questioni molto delicate? Credo che i segni di speranza debbano partire dalle istituzioni. Come si può sperare di avere famiglie unite se la famiglia comunitaria è divisa? Nella misura in cui si attinge alla memoria del vissuto ferito, non ci sarà speranza. Se ci si ferma all’orgoglio personale, non ci sarà accoglienza.
Se non si abbattono i propri io, non ci sarà dono vero e la politica, da forma più alta di carità, può trasformarsi in tradimento. Non ha senso avere dei talenti e sotterrarli sotto terra, senza spendersi per il bene della comunità! I doni che abbiamo non sono per noi. Poco importa vincere o perdere; è più importante convincerci del bene comune. Con-vincerci, cioè vincere insieme, altrimenti a perdere sarà tutto il paese. Noto un senso di stanchezza e rassegnazione, il cui seme genera il vuoto e l’angoscia. O ci si perdona reciprocamente o sarà la morte per tutti.
Se fino ad oggi tutti possiamo non ritenerci responsabili della situazione attuale, senza reciproca comprensione, saremo tutti responsabili della fine di questo paese. Credetemi i segni si vedono tutti, facciamo solo finta che non ci siano. Chiedo a tutti il coraggio dello sguardo, dell’ascolto. Per fare una buona torta c’è bisogno di qualità e di una pluralità di ingredienti. Per la nostra comunità ognuno è importante. Ci siano avversari politici, ma mai nemici. Vedute politiche divergenti che possano ritrovarsi per il bene di tutti. Ogni opposizione, per il futuro, sia sempre costruttiva e mai rassegnata o assente. Insieme si vince, da soli abbiamo già perso.
Questo appello evidentemente è a tutte le persone di buona volontà. La politica la fa ogni cittadino nel suo piccolo, contribuendo fattivamente, e non un solo consiglio comunale. Mi appello alla responsabilità di tutti. Come ogni critica si ferma dinanzi all’orecchio intelligente, così una nuova coscienza critica ci può essere nella misura in cui ci poniamo in ascolto degli altri, con il sostegno, e non con il giudizio. Vi invito alla pace, quella delle parole e più ancora quella del cuore. I potenti del mondo cercano la loro pace, fatta di morte e ingiustizia.
Credete che siamo così lontani da loro fino a quando ci cerchiamo la nostra pace e non quella di tutti? Disarmiamoci dall’arroganza, dalla paura, dall’orgoglio e dal giudizio. Armiamoci di virtù, quelle che danno esistenza ed energia. Cerchiamo la Pace vera, quella che dà vita.
Il vostro fastidioso don Salvatore