Sturno e il dilemma del “Diritto Di Antenna”

Tra tutela del paesaggio, resistenze della Giunta e deroghe della normativa nazionale sulle telecomunicazioni: il caso della stazione Cellnex.

STURNO (AV) – La comunità di Sturno si ritrova al centro di una fitta trama di tensioni istituzionali, mobilitazioni sociali e complessità giuridiche. Al fuoco delle polemiche vi è l’annunciata installazione di una imponente infrastruttura di telefonia mobile (Stazione Radio Base) da parte del colosso infrastrutturale Cellnex Italia S.p.A., prevista in un’area nevralgica situata nei pressi di una stazione di servizio, a ridosso del cimitero comunale.

La questione, esplosa mediaticamente nelle ultime settimane in seguito al manifestino digitale diffuso da un’attivissima associazione di promozione sociale (APS) locale formata da giovani impegnati sul territorio, ha riacceso un dibattito mai sopito e ha spinto il sindaco Vito Di Leo a una mossa politica d’impatto: la convocazione di un Consiglio comunale straordinario, urgente e monotematico, che si terrà all’aperto venerdì 10 luglio alle ore 18:30 in Piazza Michele Aufiero, per ribadire un chiaro e fermo “NO” all’installazione. La scelta di svolgere l’assise in piazza rappresenta una novità assoluta pensata per consentire alla popolazione non solo di assistere, ma di intervenire direttamente.

L’Antefatto Cronologico: La Delibera di Giunta n. 36 del 2025 Delibera Comune Sturno Impianto Telefonia Mobile

Per comprendere le radici del conflitto, è necessario riavvolgere il nastro cronologico fino alla primavera dello scorso anno. Esaminando gli atti ufficiali del Comune di Sturno, emerge in tutta la sua chiarezza la Delibera della Giunta Comunale n. 36 del 4 aprile 2025. Quell’atto, approvato all’unanimità dall’esecutivo presieduto dal sindaco Vito Di Leo e assistito dal Segretario Comunale Paolo Albanese, formalizzò la linea di trincea legale e politica del comune.

L’oggetto del deliberato era inequivocabile: esprimere la ferma contrarietà alla richiesta formulata da Cellnex Italia S.p.A. (acquisita al protocollo n. 1347 del 25 marzo 2025) volta a ottenere in locazione (“ospitare”) una porzione di terreno o fabbricato comunale per installare una Stazione Radio Base. Con quel provvedimento, la Giunta (composta dal Sindaco Di Leo, dal Vicesindaco Gerardo Maglio e dagli Assessori Mariafranca Siconolfi, Carola Cipriano e Gerardo Solomita, tutti favorevoli) diede formale mandato al Sindaco di intraprendere «qualsiasi legittima iniziativa dovesse rendersi necessaria per scongiurare l’installazione sul territorio comunale di nuovi impianti».

Il Mutamento di Strategia: Il passaggio alle Aree Private

Tuttavia, le dinamiche industriali delle telecomunicazioni seguono binari che spesso scavalcano il perimetro del demanio pubblico. Come lo stesso primo cittadino ha chiarito, già nei primi contatti avuti nel luglio del 2025, la società Cellnex aveva prefigurato che, in mancanza di una risposta positiva dal Comune, avrebbe proceduto all’acquisizione di candidature e suoli privati per la medesima finalità.

«Ho tentato personalmente di dissuadere alcuni concittadini che erano stati contattati da questa società affinché non concedessero la disponibilità del loro suolo», ha ammesso Vito Di Leo, «e finora ho riscontrato una reazione collaborativa. Ma le normative, purtroppo, sono cambiate e consentono ampie deroghe». La società è infine riuscita a individuare un’area privata idonea vicino al cimitero che frutterà circa 10 mila euro all’anno e che riaccende l’allarme sociale.

Il Nodo Giuridico e Tecnico: Perché il Comune non può vietarla d’ufficio

Il vero ostacolo per l’Amministrazione è rappresentato dal quadro normativo nazionale. Le grandi infrastrutture di telecomunicazione godono infatti dello status giuridico di opere di urbanizzazione primaria e di pubblica utilità. La giurisprudenza ha consolidato un orientamento rigoroso: i singoli Comuni non possono imporre distanze fisse e generalizzate rispetto alle abitazioni tramite regolamenti locali. Esiste una sorta di “diritto d’antenna” nazionale volto a garantire la connettività di rete.

I gestori sono tenuti unicamente al rispetto dei limiti di emissione elettromagnetica (regolati dalla Legge n. 36/2001), il cui controllo preventivo e consuntivo è affidato in via esclusiva all’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale). Inoltre, l’installazione non necessita di permessi amministrativi edilizi se non modifica parti comuni, salvo l’obbligo di autorizzazione paesaggistica in aree soggette a vincoli specifici.

L’Impatto dell’Opera: I Rischi sul Tavolo

L’installazione di una mega-antenna in un centro urbano solleva storicamente preoccupazioni su tre macro-direttrici, che alimentano le lamentele della popolazione di Sturno:

Salute ed Elettrosmog: Le emissioni prodotte sono radiazioni non ionizzanti, prive dell’energia necessaria per danneggiare il DNA. Sotto il profilo normativo, l’Italia adotta un principio di cautela: i limiti di esposizione sono fissati a 15 V/m (Volt su metro), ampiamente inferiori rispetto alle soglie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Va tuttavia segnalato che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica le radiofrequenze nel gruppo 2B (“possibili cancerogeni”) e la letteratura scientifica associa esposizioni prolungate oltre i limiti a disturbi aspecifici come insonnia e cefalee, sebbene manchi un nesso causale diretto accertato.

Decurtazione Immobiliare: La presenza ravvicinata di un traliccio determina un oggettivo e documentato deprezzamento del valore commerciale del patrimonio immobiliare circostante.

Impatto Urbanistico ed Estetico: Strutture di siffatta volumetria (spesso definite “obelischi radianti”) alterano la fisionomia del paesaggio urbano e l’estetica del territorio.

Lo Scenario Politico e il Precedente Storico

La mobilitazione di Sturno non è solo una battaglia di principio, ma si innesta in una cornice di forte dinamismo politico locale. L’attivismo dell’APS giovanile (partner di importanti eventi sportivi) ha accelerato i tempi della risposta istituzionale, mentre sullo sfondo si registra il silenzio della minoranza consiliare, descritta dalle cronache locali come “scomparsa da anni” dal dibattito pubblico e ora chiamata a esporsi in sede di Consiglio.

La memoria storica del paese, del resto, offre un precedente importante: circa vent’anni fa, in Via Eduardo Grella, un ingegnere locale in partnership con una società di Napoli tentò l’installazione di un ripetitore nel centro urbano. In quell’occasione, la nascita di un comitato spontaneo e una protesta veemente e compatta della cittadinanza al fianco dell’Amministrazione portarono a risultati positivi, bloccando il progetto.

L’appuntamento di venerdì 10 luglio rappresenterà dunque il termometro sociale di Sturno: se il popolo saprà farsi valere in modo compatto, l’installazione del “gigante di ferro” potrebbe essere sventata o delocalizzata in aree sicure.