Rocco Moccia da medico a scrittore dell’Irpinia
Dalla professione medica alla ricerca antropologica: il viaggio letterario del dottor Rocco Moccia per custodire tradizioni, dialetto e identità dell’Irpinia
Nella frenesia del mondo moderno, dove spesso le radici rischiano di sbiadire, c’è chi ha scelto di fare della memoria la propria missione. È il caso del dottor Rocco Moccia, figura poliedrica di Sturno, piccolo borgo in provincia di Avellino, che ha saputo trasformare l’amore per la propria terra in una preziosa opera di ricerca e divulgazione culturale.
Chi è Rocco Moccia: medico, scrittore e custode delle tradizioni
Il dottor Rocco Moccia non è soltanto un apprezzato professionista nel settore sanitario. Nel corso della sua vita si è distinto anche come amministratore locale e instancabile volontario, sempre impegnato nel sociale e vicino alla propria comunità. È però attraverso la sua produzione letteraria che Moccia ha raggiunto un pubblico ancora più ampio, diventando un punto di riferimento per gli irpini, in Italia e all’estero, grazie alla sua capacità di raccontare un patrimonio fatto di storia, cultura e memoria collettiva.
La letteratura come ponte tra passato e presente
Il suo impegno letterario nasce dalla volontà di riscoprire e valorizzare il folklore locale, le filastrocche, i proverbi e gli aneddoti storici di Sturno. Libri come “Quando Sturno era lo quasale” e “Quann’era criaturo” rappresentano veri e propri scrigni di identità, capaci di custodire racconti e testimonianze di un tempo passato. Come lo stesso Moccia ha ricordato in occasione del prestigioso Premio Internazionale Sublimitas – Tg News Tv, ricevuto nel 2016 per la sua carriera, il valore delle sue opere va oltre il semplice piacere della lettura. “Tu hai dato immortalità a mio nonno” – è una delle frasi che più lo hanno colpito, pronunciata da un amico come testimonianza di quanto la scrittura possa salvare dall’oblio volti, storie e ricordi delle generazioni passate.
Un filo diretto con gli emigranti
I libri di Rocco Moccia hanno superato i confini nazionali, arrivando nelle case degli emigranti irpini residenti negli Stati Uniti, in Canada, in Germania e in Argentina. Per queste comunità lontane dalla terra d’origine, i racconti, i dialetti e i riferimenti storici presenti nelle sue opere rappresentano un ritorno alle radici, una profonda connessione emotiva con i luoghi dei nonni e con gli affetti lasciati molti anni prima. Le sue pagine diventano così un ponte tra passato e presente, capace di riavvicinare chi vive lontano alla propria storia e alle proprie tradizioni.
Oltre la scrittura: il progetto musicale
L’attività di Moccia non si ferma alla carta stampata. Il suo impegno prosegue nella riscoperta del patrimonio musicale popolare irpino. Attraverso un attento lavoro di ricerca e recupero, iniziato negli anni ’70 grazie al confronto con gli anziani del paese, il dottor Moccia porta avanti progetti musicali dedicati alla valorizzazione di antiche canzoni in dialetto irpino e filastrocche della tradizione. Un percorso che unisce il fascino dei testi antichi a sonorità più moderne, restituendo nuova vita a un patrimonio culturale che rischiava di andare perduto.
L’impegno per la coesione sociale
Il legame con Sturno rimane il cuore pulsante di tutto il suo operato. Il lavoro di Rocco Moccia non è soltanto un viaggio nella memoria, ma anche un invito a riscoprire il valore della comunità, delle relazioni e delle radici condivise. In un’epoca in cui la coesione sociale rischia di indebolirsi, la sua opera rappresenta un monito e uno stimolo a custodire quel senso di appartenenza che ha caratterizzato la storia locale. Come lui stesso auspica, la memoria del passato deve essere il fondamento su cui costruire il futuro, mantenendo vive le radici di una terra ricca di storie, cultura e tradizioni come l’Irpinia.

















































