Cacco del Diavolo, successo per l’escursione del 14 agosto: Bonito riscopre uno dei suoi tesori nascosti
Una mattinata tra natura, acqua, leggende e memoria. Gaetano Di Vito: «Vedo un paese più grande di quello che è. Le sorprese si nascondono dietro ogni angolo»
BONITO (AV) – Ci sono luoghi che, per essere scoperti, non hanno bisogno di essere lontani. A volte basta seguire un sentiero diverso dal solito, ascoltare il rumore dell’acqua e lasciarsi guidare dalla curiosità.
È quello che è accaduto questa mattina, 14 agosto, con l’escursione alla scoperta del Cacco del Diavolo, organizzata dall’associazione Terra Boneti. Una mattinata che ha regalato ai partecipanti un’esperienza tra natura, racconti, convivialità e riscoperta di uno degli angoli più suggestivi del territorio di Bonito.
Non una semplice passeggiata, ma un’occasione per guardare il paese da una prospettiva diversa, andando oltre i luoghi più conosciuti.
Il fascino del Cacco del Diavolo
Boschi, rocce, acqua e sentieri hanno accompagnato i partecipanti lungo il percorso, fino a raggiungere uno dei luoghi più suggestivi della zona.
Il Cacco del Diavolo deve parte del suo fascino anche alle storie e alle leggende che lo accompagnano. Racconti tramandati nel tempo che si intrecciano con il paesaggio e con la memoria popolare.
Ed è proprio questo incontro tra natura e tradizione a rendere il luogo particolare: un sentiero può essere molto più di una strada da percorrere, può diventare una pagina della storia di una comunità.
Una Bonito che va oltre ciò che conosciamo
L’escursione ha permesso di raggiungere una parte del territorio che spesso rimane fuori dai percorsi quotidiani.
Boschi, sentieri, corsi d’acqua e scorci naturali raccontano infatti una Bonito diversa, più ampia di quella che siamo abituati a vedere.
È su questa dimensione che si concentra anche il lavoro di Gaetano Di Vito, insieme all’associazione Terra Boneti: portare l’attenzione sulle realtà meno conosciute e creare occasioni per farle vivere e conoscere.
Un obiettivo rivolto non soltanto a chi abita oggi a Bonito, ma anche a chi è nato qui e vive lontano, mantenendo vivo il legame con le proprie origini.
La Mappatella e il piacere di stare insieme
La mattinata è stata accompagnata anche da un momento conviviale con la tradizionale “Mappatella”, la colazione al sacco con panino con frittata e acqua.
Un richiamo semplice alla tradizione contadina che ha completato una giornata vissuta all’insegna della condivisione.
Perché anche stare insieme, raccontarsi e condividere un momento dopo una camminata contribuisce a rafforzare il rapporto tra le persone e con il proprio paese.
Gaetano Di Vito: «Vedo un paese più grande di quello che è»
Per capire meglio il significato di questa iniziativa abbiamo incontrato Gaetano Di Vito, il cui rapporto con il Cacco del Diavolo nasce molto prima dell’escursione.
«Il Cacco del Diavolo lo conosco da quando ero bambino, da quando avevo quattro anni, perché lì c’era il terreno di mio nonno. Andavo spesso a raccogliere gli asparagi e mi ha sempre intrigato per il suo alone di mistero. E poi perché io mi rilasso con il rumore dell’acqua».
Un legame nato nell’infanzia e rimasto vivo nel tempo.
Ma il Cacco del Diavolo è soltanto uno dei luoghi attraverso i quali Di Vito guarda a una Bonito più ampia.
Una scoperta continua
Gaetano, quando guardi Bonito, vedi un paese o un territorio molto più grande di quello che normalmente immaginiamo?
«Io vedo un paese più grande di quello che è perché conosco molte realtà».
Una conoscenza che, però, non significa aver già scoperto tutto.
«In verità, quando osservo Bonito, anche per me è una continua scoperta. Inevitabilmente il mio interesse è far conoscere il mio paese e il nostro paese sia per le persone che vivono a Bonito, ma anche per le persone che non vivono più a Bonito».
«Anche un sentiero può raccontare una storia»
Perché è importante portare l’attenzione anche su boschi, sentieri, cascate e luoghi meno conosciuti?
La risposta è legata al rapporto tra uomo e ambiente:
«Perché anche un sentiero può raccontare una storia. È importante che l’uomo non smarrisca il senso del legame con la natura».
Un concetto che si lega direttamente alla memoria popolare.
Quanto contano le leggende, i racconti degli anziani e la memoria nel dare identità a questi luoghi?
«Le leggende e i racconti degli anziani e la memoria popolare, a mio avviso, sono le fondamenta della nostra salute e questo deve costruire le fondamenta della nostra vita».
Fare squadra per far crescere Bonito
La valorizzazione, secondo Di Vito, non può essere il risultato del lavoro di una sola realtà.
Quanto è importante collaborare con le associazioni presenti sul territorio?
«Il mio interesse è quello di valorizzare il territorio di Bonito con tutte le associazioni presenti sul territorio».
E sulla necessità di superare le contrapposizioni aggiunge:
«Nelle piccole realtà ci sta che si creino delle fazioni che a volte sono anche contrapposte. Se tutti quanti remassero nella stessa direzione sarebbe anche una crescita per il paese stesso e per la realtà di tutti i giorni».
Da qui nasce anche una frase che sintetizza la sua visione:
«Senza invidia… il paese di BONITO può diventare un altro Bonito».
Un invito a mettere insieme idee ed energie, trasformando le diverse realtà presenti in paese in una forza comune.
Il futuro: «Un paese più turistico, conosciuto e vissuto»
Come immagini Bonito nei prossimi anni?
La risposta è chiara:
«Vorrei che diventasse un paese più turistico, conosciuto e inevitabilmente più vissuto».
Una prospettiva che parte dalla conoscenza delle risorse già presenti e dalla capacità di raccontarle.
Ma dietro questo impegno c’è soprattutto un legame personale.
Cosa ti spinge a continuare questo lavoro?
«Ciò che mi spinge in questo mio, tra virgolette, lavoro è che nel momento in cui io conosco realtà del mio paese aumenta una conoscenza anche di me stesso».
E poi una frase che racconta quanto sia forte questo sentimento:
«Amando Bonito è ovvio che quando ricevo una sottolineatura a tal riguardo al mio paese, quasi come se fosse un’offesa rivolta a me stesso».
«Le sorprese si nascondono dietro ogni angolo»
Cosa diresti a chi non è mai stato a Bonito per convincerlo a venire a scoprirla?
La risposta di Gaetano è semplice:
«C’è tanto da vedere: le sorprese si nascondono dietro ogni angolo».
Ed è forse la frase che meglio riassume lo spirito dell’escursione al Cacco del Diavolo.
La mattinata del 14 agosto ha dimostrato che anche un sentiero può diventare un punto d’incontro tra natura, memoria, tradizione e comunità.
Il Cacco del Diavolo è stato il luogo della camminata, ma anche una finestra su una parte di Bonito che merita di essere conosciuta.
E forse la vera sfida, da oggi, è proprio questa: continuare a camminare, scoprire e raccontare ciò che si trova dietro ogni angolo.
Perché, come suggerisce la visione di Gaetano Di Vito, Bonito può essere molto più grande di quello che appare.














































