Avellino Città Ideale si è occupata per anni dell’Affaire Alto Calore in maniera seria ed attenta, fornendo dati e cercando di aprire gli occhi a chi la gestione l’ha praticata in questi anni, ma con la convinzione che i cittadini debbano essere posti al cospetto della verità nuda e cruda, per poter comprendere lo scempio che si è consumato senza che nessuno, alzasse un dito o fornisse una soluzione praticabile alla luce della normativa esistente.

La lotta sull’acqua non può assolutamente essere di tipo ideologico, ma non può prescindere da una classe dirigente che si assuma la responsabilità di quanto accaduto e non pensi esclusivamente a qualche forma di posizionamento in vista delle future scadenze elettorali.

Ben venga la discussione, ma lo si faccia per una volta con la voglia di restituire con efficacia la storia dell’ente, e soprattutto quali siano le strade correttamente percorribili.

Parlare di acqua pubblica, come se fosse in discussione la natura del bene, appare pretestuoso e d anche piuttosto ridicolo, poiché il tema della discussione è il destino della società di Corso Europa, che tutti in coro si dicono pronti a voler salvare nonostante l’entità del clamoroso debito, che la rende di fatto inerme ed inerte rispetto alle richieste garanzie del servizio efficiente, efficace e soprattutto economico.

Chi oggi, senza analizzare le ragioni precise che hanno determinato questa situazione, usa quale spauracchio la privatizzazione dell’Alto Calore Servizi, aumentando così solo un clima di sospetto e confusione, lo fa per coprire la propria incapacità ad offrire soluzioni praticabili.

Anzichè immaginare l’istituzione di gruppi di manager concordati, trasformare l’ente nuovamente in Consorzio, una classe dirigente seria inizierebbe con il dire che le vere ragioni del disastro economico della gestione dei Servizi si è verificata con la la gestione della parte patrimoniale della società

La verità che nessuno dice è che sulla pelle dei cittadini si è già consumata una privatizzazione nei fatti dell’Alto Calore, ad opera di una ristretta cerchia di statisti di borgata, che hanno usato l’ente per costruire le proprie fortune politiche in città ed in Provincia.

Nessuno, ad esempio, ha detto cosa in questi anni sia accaduto sulla tariffa, se gli aumenti della stessa hanno poi determinato gli investimenti dovuti e previsti.

Cosa sia accaduto in passato di quelle opere mai realizzate in alcune zone della città, e per le quali addirittura si chiama in causa oggi l’Eic; nessuno si inalbera per le modalità attraverso cui si scelgono i coordinatori dell’Ente Idrico Campano, che tra una telefonata ed un’altra mostrano ancora che una certa politica usa la logica della spartizione più di quella della efficienza di un sistema.

Noi non sposiamo in maniera speculativa ed aprioristica nessuna forma di gestione, ma ci limitiamo a sottolineare che la legge ne prevede diverse e che se si vuole parlare in Consiglio Comunale di un argomento così importante lo si deve fare con rispetto per la comunità che si rappresenta e con la capacità di analizzare quello che tutti hanno sotto gli occhi, altrimenti non ha senso poi di parlare di legalità, ad ogni occasione, o di corruzione o di sistema.

L’appello è che si ragioni in termini di qualità del servizio, necessità di operare gli investimenti per il rinnovo e potenziamento delle infrastrutture, garantendo il rispetto della risorsa idrica e dell’ambiente nel suo complesso, ma soprattutto che la finalità sia quella di percorsi trasparenti diretti a garantire una sburocratizzazione dell’Ente, evitando l’accentramento di poteri nelle mani di una politica inefficace ed inadeguata.

Ed allora se davvero si vuole rendere un servizio a questa città lo si faccia per una volta seriamente, perchè di commedie finite in tragedia ne abbiamo già viste abbastanza e sempre sulle spalle della gente, ed a dirla tutta non scorgiamo nei protagonisti neanche un minimo di rimorso o senso di colpa, ma anzi la volontà di essere ancora “ mazzieri” della situazione.

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