Infermieri ai tempi di coronavirus

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La terra, l’umanità, la sanità, gli operatori sanitari stanno affrontando un’emergenza sinora sconosciuta al mondo contemporaneo. Gli infermieri stanno svolgendo un ruolo fondamentale, lavorando nell’incertezza e nel pericolo ma mettendo a disposizione tutta la competenza, la scienza, l’etica e la passione che hanno. Affrontare tutto questo richiede grande elasticità e adattamento, nuovi modelli assistenziali, organizzativi e una cornice deontologica che aiuti a dare e offrire senso all’attività quotidiana. In un momento di difficoltà estrema, nel quale tutto sembra diventare impervio e nel quale più forte, e giustificata, è la tentazione di semplificare, crediamo che le qualità professionali e deontologiche degli infermieri possano e debbano essere portate in primo piano, praticate, comunicate ai cittadini. L’infermiere si pone come agente attivo nel contesto sociale a cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza; egli orienta il suo agire al bene della persona, della famiglia, della collettività La visione del bene collettivo prevale su quella dell’interesse individuale, il tempo che stiamo vivendo non ammette egoismi, né chiusure. L’infermiere stabilisce una relazione di cura, utilizzando
anche l’ascolto e il dialogo; si fa garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono, sostiene la relazione con la persona assistita che si trova in condizioni che
ne limitano l’espressione, attraverso strategie e modalità comunicative efficaci.

Il racconto, oggi così enfatizzato, dell’eroismo dei professionisti della sanità, domani potrebbe diventare un ricordo, superato da nuovi argomenti, da conflitti, dalla superficialità della comunicazione. Bisogna allora investire per far diventare permanente la percezione
sociale del ruolo dell’infermiere, fatta anche del contenuto etico della professione.