Chi è Marcella Ricciardi? Come ha iniziato la sua attività?
Mi definisco una figlia di operai, di gente semplice. Fin da piccola ho sempre amato fare lavori manuali, una passione nata guardando le mie nonne. Una in particolare realizzava le famose “mattonelline” all’uncinetto. È da lì che è iniziato il mio percorso.
Ho sempre realizzato lavori artigianali di ogni genere. Cercavo di imparare da sola, leggendo libri e riviste, perché a quei tempi non c’erano molte possibilità.
C’era la tradizione del corredo, che però costava molto, e purtroppo la mia famiglia non era benestante. Così, mentre lavoravo in uno studio medico, nei momenti liberi mi dedicavo all’uncinetto e creavo da sola i capi del mio corredo, tanto desiderati.
Un giorno, per caso, nello studio medico è arrivata una signora che faceva il tombolo. Io non ne conoscevo nemmeno l’esistenza. Lei, in difficoltà economiche, mi vendette un lavoro realizzato al tombolo. Lo comprai per aiutarla, e poi lo regalai a un’amica appassionata, che voleva imparare proprio quella tecnica.
Mi accordai con la signora per farle incontrare la mia amica, che non guidava. Così la accompagnai io, e la signora mi disse: “Se vuoi, puoi imparare anche tu.”
Affascinata da quel lavoro, arrivata a casa ordinai dei fuselli, presi un cuscino, mi feci dare un disegno e iniziai da autodidatta. Andavo da lei a imparare il punto tela e le basi, anche se non era molto precisa, e questa mancanza mi ha condizionato per anni. Perché, si sa, un buon insegnante iniziale è fondamentale.
All’epoca non c’era Internet: usavo dei dischetti da guardare in TV per imparare il mezzo punto e altri passaggi. Con tanta determinazione, però, sono andata avanti.
Poi ho scoperto i video su YouTube, e la mia passione è cresciuta ancora di più. Ho conosciuto un’amica originaria di Santa Paolina e mi sono recata lì per trasmettere i miei lavori. La cosa sorprendente è che tutti mi facevano i complimenti. Ho acquistato alcuni disegni proprio a Santa Paolina e ho continuato da autodidatta, osservando e sperimentando.
Sono stata anche a Pescocostanzo, dove ho trovato un clima un po’ chiuso: c’è una certa gelosia sul tombolo, non condividono nemmeno il tipo di filato da usare.
Le tue prime esperienze importanti quali sono state?
Una delle prime è stata alla Sagra della Castagna. Lì conobbi una signora di Castel del Giudice che notò la mia passione e la mia voglia di sperimentare nuovi filati. Il mio tombolo era diverso: tutto colorato, con punti diversi, filati spagnoli e provenienti da varie parti del mondo. Ho persino collezionato fuselli da tutto il mondo.
Nel mondo del tombolo c’è molta competizione: ognuno pensa di saper fare meglio degli altri, e c’è poca disponibilità a condividere i segreti. Ma tutto questo mi ha spinta ad andare avanti.
A Napoli partecipai a un evento dove mi iscrissi da sola. Lì incontrai la presidente del tombolo napoletano, che mi fece tanti complimenti e mi disse che ero arrivata a un buon punto, pur essendo autodidatta.
Comprai dei disegni MDF e li iniziai a lavorare. Poi fui contattata dalla vicepresidente di San Sepolcro, che mi fece molte osservazioni perché il mio lavoro non seguiva la loro impostazione. All’inizio mi chiese dove avessi preso quei disegni, perché erano tipici loro. Ma quando vide il mio lavoro — simile a quello di Anna Capozzi — notò che, pur senza volerlo, stavo arrivando a una precisione molto vicina alla sua. Mi disse che stavo lavorando bene e mi spronò a perfezionarmi ancora di più.
Dopo questa vicenda con la signora Anna, la tua passione è cresciuta?
Assolutamente sì. La signora Anna mi parlò di un concorso a “Intrecci” e io, sorpresa, risposi: “Sono autodidatta, dove mi imbarco?”. Lei mi convinse: “Fanno un’estemporanea, vieni!”
L’anno scorso non potei partecipare, ma quest’anno ho deciso di andarci proprio nel giorno del mio compleanno, per festeggiare in modo speciale. Ho prenotato una stanza e sono partita per San Sepolcro.
Una volta arrivata a San Sepolcro, come è andata la giornata?
Arrivata al mattino, ci diedero dei disegni da scegliere. Tutte erano molto concentrate. Per me, invece, un disegno valeva l’altro: non avevo l’esperienza delle altre. Il mio intento era osservare, per carpire qualche segreto. Scelsi un disegno, lo firmai come richiesto e lo lasciai lì.
Nel pomeriggio ci sedemmo per iniziare a lavorare. Mi misi in disparte, perché penso sempre che gli altri siano migliori — è una cosa che mi definisce. Ma iniziai a lavorare.
Passò un membro della giuria, vide il mio lavoro e mi chiese: “Signora, i colori li ha programmati prima?”
Risposi: “No, li sto scegliendo al momento. E vi assicuro che state sbagliando se pensate il contrario.”
Un’altra partecipante criticò il mio modo di fare. A fine giornata andai dalla signora Capozzi e le chiesi: “Era un concorso? Perché non mi è stato detto?”
Lei mi rispose: “Marcella, che problemi potresti avere?”
Io dissi: “Qui sono tutte esperte!”
Il giorno dopo, tornò il professore della giuria. Gli dissi: “Posso dirle una cosa? Mi ha fatto delle osservazioni ieri, ma io non sono Van Gogh. Nemmeno lui pensava ai colori prima di dipingere!”
Spiegai che avevo con me una vasta gamma di colori e cercavo di abbinarli al meglio.
Eravamo circa venti esperti. Quando iniziarono le premiazioni, speravo almeno nel terzo posto. Quando chiamarono Emanuela Ciampi, pensai: “È finita.”
Invece, al secondo posto chiamarono me: Marcella Ricciardi. Mi alzai, ringraziai tutti. Fu la mia rivincita.
La giuria premiò l’uso dei colori che richiamavano l’Oriente. Forse i miei punti non erano perfetti, ma avevo padronanza e originalità. Da lì sono tornata alla fiera “Creativa” di Napoli, da Peppino Silvestri. Lì mi chiesero di realizzare una foglia d’uva con bordino d’oro, mentre di solito si usa il cordone doppio.
Le tue avventure dove ti hanno portata?
In primavera sono andata a Filium, a Roma. Non ho partecipato al concorso perché, nonostante il secondo posto, non mi sentivo ancora all’altezza.
E oggi, com’è il tuo presente?
Adesso sono piena di entusiasmo e voglia di migliorare. Il mio tombolo non è più solo bianco e grigio. Non uso una sola tecnica. L’ho svezzato, lo metto dappertutto.
Venendo dal popolo, credo che il tombolo debba entrare nelle case di tutti e indossarsi ogni giorno. Mi piace realizzare pezzi unici. Lo facevo anche da ragazza, quando non avevamo possibilità economiche: mi cucivo da sola i vestiti, pur di avere un capo diverso per ogni occasione… anche per andare a un matrimonio!
Fanny Frongillo













































