Alto Calore, scoppia la protesta: aumenti in bolletta e cittadini irpini esausti. L’atto coraggioso di pochi sindaci,Marcantonio Spera tra questi.

Una decisione che ha il sapore della beffa per migliaia di cittadini irpini: il consiglio distrettuale dell’Ente Idrico Campano (EIC) ha approvato l’aumento delle tariffe idriche per gli utenti serviti da Alto Calore Servizi. Il rincaro, che si aggira intorno al 30% spalmato su tre anni, è stato votato favorevolmente da 11 sindaci, con 2 astenuti e 4 contrari. Ma la rabbia monta, e la fiducia nelle istituzioni locali vacilla.
A opporsi con fermezza al provvedimento sono stati:
Giuseppe Spagnuolo, sindaco di Atripalda e Marcantonio Spera, sindaco di Grottaminard, Musto, sindaco di Pietradefusi Michele Vignola, ex sindaco e voce critica storica della gestione Alto Calore Questi amministratori hanno denunciato l’irragionevolezza dell’aumento, sottolineando come i cittadini siano già gravati da bollette elevate e da un servizio spesso inefficiente.
Alto Calore Servizi è da anni al centro di polemiche per una gestione definita da molti “disastrosa”: perdite idriche superiori al 50%, infrastrutture obsolete, continui guasti e interruzioni. E ora, anziché un piano di rilancio trasparente e condiviso, arriva un aumento che rischia di pesare come un macigno sulle famiglie.
Secondo le stime dei comitati civici, una famiglia media di quattro persone potrebbe arrivare a pagare oltre 100 euro al mese per l’acqua, un bene che dovrebbe essere garantito e accessibile.
Il Comitato “Uniamoci per l’Acqua” ha chiesto la sospensione immediata del provvedimento, denunciando:
L’assenza di un piano dettagliato di investimenti. La mancanza di trasparenza sui costi e sulle penalità ARERA. Il rischio che i cittadini paghino per errori gestionali e debiti accumulati
Anche il consigliere regionale Vincenzo Ciampi (M5S) ha tuonato contro l’aumento, definendolo “una cambiale in bianco” e invitando i sindaci a non partecipare al voto, per non legittimare una decisione che penalizza i cittadini.
La frase “cornuti e mazziati” rimbalza sui social e nelle piazze, diventando il simbolo di una comunità che si sente tradita. Non solo il danno economico, ma anche la beffa di vedere i propri rappresentanti locali votare a favore di un provvedimento che sembra ignorare le difficoltà quotidiane delle famiglie irpine.
Marika Remondelli