Tariffe dell’acqua alle stelle: l’Irpinia si ribella

In provincia di Avellino si alza il coro di proteste contro l’aumento delle tariffe idriche imposto dall’Alto Calore. Una decisione che ha scatenato un’ondata di indignazione trasversale, coinvolgendo sindaci, comitati civici e cittadini comuni. Il rincaro, giudicato eccessivo e ingiustificato, ha avuto l’effetto di compattare le posizioni di esponenti politici di diversa estrazione, uniti nel denunciare una misura che rischia di gravare pesantemente sulle famiglie e sulle attività produttive del territorio. La mobilitazione è partita dai comuni di più piccoli, dove l’impatto del caro-acqua si fa sentire in modo più acuto. I sindaci, spesso in prima linea nel raccogliere le lamentele dei cittadini, hanno deciso di rompere il silenzio e chiedere con forza una revisione delle tariffe. In molti parlano di una stangata che non tiene conto delle condizioni economiche della popolazione, già provata da anni di crisi e da un’inflazione che non accenna a diminuire. Non si tratta solo di una questione economica, ma anche di trasparenza e giustizia sociale. I comitati civici chiedono chiarezza sulla gestione dell’ente idrico, sui criteri adottati per il calcolo dei nuovi costi e sulle prospettive future. La sensazione diffusa è che si stia pagando per inefficienze strutturali e scelte gestionali discutibili, senza che vi sia stato un vero confronto con il territorio. In questo clima di crescente tensione, si moltiplicano le iniziative pubbliche, le assemblee cittadine e le richieste di intervento alle istituzioni regionali. L’Irpinia non vuole subire passivamente: la protesta è diventata un’occasione per riaffermare il diritto a servizi essenziali accessibili e ben gestiti. E mentre la voce dei sindaci si fa sempre più forte, cresce la consapevolezza che solo un’azione collettiva potrà invertire la rotta.

Marika Remondelli