Pietradefusi dice NO al forno crematorio: cittadini in piazza il 3 gennaio 2026. «A rischio ambiente, identità e salute»
PIETRADEFUSI (AV) – Cresce la mobilitazione nella frazione di Sant’Angelo a Cancelli, dove è previsto un forno crematorio all’interno dell’area cimiteriale, a poche centinaia di metri dal centro abitato e in un territorio agricolo noto per vigneti, oliveti e produzioni di eccellenza. Una scelta considerata «incompatibile» con la vocazione del luogo e con il tessuto economico locale.
Nelle ultime settimane è comparso un volantino dal messaggio inequivocabile: «Pietradefusi dice NO al forno crematorio», che annuncia una manifestazione pubblica per sabato 3 gennaio 2026.
Rischio ambientale in un territorio agricolo
La principale preoccupazione riguarda le emissioni dell’impianto, classificato come insalubre di prima classe. Gli impianti crematori possono rilasciare in atmosfera polveri sottili, monossido di carbonio, ossidi di zolfo e zinco, composti organici volatili e metalli pesanti, tra cui il mercurio contenuto nelle vecchie amalgame dentali.
Riferimenti internazionali e giurisprudenza nazionale confermano la natura industriale di queste strutture e il loro potenziale impatto sanitario. Un contesto come quello di Pietradefusi, di forte vocazione agricola, potrebbe risentire anche di eventuali ricadute su aria, suolo e acque.
«Un danno per l’immagine del territorio»
Oltre agli aspetti ambientali, c’è il timore di ricadute economiche. Qui si producono vini, olio e prodotti artigianali conosciuti anche fuori regione. L’arrivo dell’impianto, secondo comitati e residenti, potrebbe minare la reputazione del territorio, influenzare la percezione dei consumatori e ridurre l’attrattività turistica.
“Abbiamo costruito un’identità basata su qualità e tradizione. Non vogliamo comprometterla”, dicono alcuni cittadini.
Traffico e qualità della vita: «Paese trasformato in snodo per la Campania»
In Campania i crematori attivi sono pochi: per questo si teme che Pietradefusi possa diventare un polo di riferimento sovracomunale, con un conseguente aumento dei mezzi funebri lungo le strade della frazione.
Un flusso che, secondo i residenti, inciderebbe sulla vivibilità e contraddirebbe le rassicurazioni iniziali.
Il nodo normativo: il piano regionale non prevede nuovi impianti ad Avellino
Il Piano di coordinamento regionale per l’autorizzazione dei crematori stabilisce una programmazione precisa:
- in provincia di Avellino è già operativo un impianto a Domicella
- un altro è previsto in provincia di Benevento
Alla luce di questo quadro, l’autorizzazione di un ulteriore impianto ad Avellino risulterebbe in contrasto con la pianificazione vigente, alimentando dubbi sulla legittimità del progetto.
Identità culturale e storia locale
La frazione conserva beni architettonici e testimonianze storiche che necessitano di recupero e valorizzazione. Per i cittadini, investire in un impianto industriale significherebbe snaturare un territorio che avrebbe invece bisogno di interventi di tutela.
Manifestazione del 3 gennaio 2026: come si svolgerà
Sabato 3 gennaio 2026
Ore 10:30 – Ritrovo in Via Potenza (nei pressi dell’ufficio postale)
Corteo lungo le strade della frazione
Arrivo in piazza Dante Troisi, davanti al Municipio
Il volantino recita:
«PIETRADEFUSI DICE NO AL FORNO CREMATORIO»
Manifestazione con corteo di protesta – Sabato 3 gennaio 2026 – Ore 10:30
Una mobilitazione per il futuro del territorio
La comunità chiede una programmazione responsabile che tuteli:
- salute pubblica
- ambiente
- economia del territorio
- identità culturale
- qualità della vita
con un appello chiaro alle istituzioni: sospendere il progetto e avviare un confronto con i cittadini.











































