Legittima difesa: che fare? di Nicola Prebenna

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Il dibattito politico-culturale attuale è concentrato, tra l’altro, sulla proposta di legge sulla legittima difesa. In realtà si tratta di una rivisitazione e implementazione di norme già scritte nel nostro codice penale. Come su ogni aspetto della vita del paese, le opinioni divergono, ciascuno accampa ragioni da vendere a sostegno della propria tesi. Che il cittadino, nei cui confronti sta per attuarsi un tentativo di aggressione, rapina, furto, abbia il sacrosanto diritto di tutelare la propria incolumità e i propri beni con ogni mezzo nessuno osa metterlo in dubbio. I distinguo, le precisazioni, gli approfondimenti colgono aspetti interessanti per le analisi ma poco utili a proporre soluzioni condivisibili dai molti e suscettibili di essere tradotti in norme di legge. Qualche considerazione: prima ancora di discutere della legittima difesa, occorrerebbe ristabilire con comportamenti coerenti, da parte degli attori responsabili, la certezza della pena da un lato e l’inasprimento della stessa per i reati di furto, rapina, aggressione. La prima cosa da fare è prevenire e, per questo tipo di reati, la prevenzione si sposa con una forte deterrenza. Occorrerebbe scoraggiare, dissuadere i malviventi dal tentare azioni criminose, sapendo che la punizione sarebbe esemplare, certa. Quel che poi può accadere, durante e dopo la consumazione del reato, è imprevedibile e, dal nostro punto di vista, qualunque comportamento dovesse prevedere la norma, non sarebbe mai calibrata sul caso particolare. A proposito della proporzionalità della reazione, come si fa in pochi secondi ad avere una percezione esatta del grado di pericolosità dell’aggressore? Le disquisizioni teoriche vanno bene, a livello di esercizio della mente, ma i fatti sono unici e hanno modalità non riconducibili a schemi predefiniti. Una testimonianza vera: due persone, marito e moglie, dormivano in camera da letto; erano le ultime ore della notte. La signora, sveglia, nota ad un certo momento la presenza di un’ombra che s’aggira per la camera. Accertatasi che il marito era a letto, in preda al timore, alla paura, tace e aspetta trepidante l’evolversi della situazione. Il marito, dal canto suo, aveva tra veglia e sonno intravisto una piccola luce, di lampadina tascabile, e si era riassopito. Dopo alcuni secondi, riapre gli occhi e vede a poco più di un metro di distanza una figura di uomo che aveva preso già i pantaloni dalla sedia: si alza di scatto, urlando e apostrofando in malo modo nei confronti dell’intruso che, sorpreso dall’improvvisa reazione, fugge, essendosi predisposto con un complice una via di fuga sicura, inseguito dal marito che continuava a gridare e invocare la polizia fino al giardino d’ingresso dell’abitazione. Fu subito allertata la polizia, furono arrestati, furono anche condannati. Se il ladro fosse stato armato, avrebbe freddato il malcapitato che aveva osato reagire; se fosse stato armato il malcapitato, avrebbe potuto stendere il ladro. Molti mi hanno detto che mi era andata di lusso, perché l’episodio riguardava la mia persona, quando vivevo ad Atene. In tanti frangenti è solo il caso a determinare l’esito di un evento. Purtroppo, casualità, prontezza di riflessi delle persone aggredite, intelligenza di chi deve assumersi la responsabilità delle decisioni sono gli ingredienti che determinano gli esiti di fatti, situazioni che non potrà essere la norma a disciplinare, a definire nei dettagli. Giusta la legittima difesa come principio, più saggio prevenire con la certezza della pena e la severità delle stesse: non ci daranno l’uomo nuovo, ma di sicuro ridimensioneranno notevolmente il fenomeno criminoso.