Sturno (Av) – Giuseppe Di Leo replica al sindaco Vito Di Leo sulla crisi amministrativa: “Ignorare quello che sta succedendo nell’amministrazione comunale è un atto di superficialità che non darà nessun risultato”

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A pochi giorni dal suo rientro a Palazzo di Città, l’ex Assessore Giuseppe Di Leo replica a quanto detto dal sindaco Vito Di Leo nell’incontro con la cittadinanza, che si è tenuto sabato nove marzo presso l’Auditorium comunale.
L’ex assessore Di Leo, chiamato in causa dal sindaco, replica, su uno dei principali problemi che affligge la popolazione sturnese: gli accertamenti IMU TARI.
Di Leo come replica alla risposta del sindaco di Sturno in merito alla polemica che si è creata in paese, circa gli accertamenti IMU – TARI?
“Per quanto riguarda l’accertamento IMU – TARI, Il sindaco ha detto nell’assemblea pubblica che si è tenuta presso l’auditorium comunale, che affidare l’incarico ad una società di Ariano Irpino, rappresentata da Modestino Crescenzo, è stata una scelta vantaggiosa. Un’operazione che avrebbe portato ad un risparmio di circa 14mila euro e che invece sarebbe lievitata ad euro 35mila se avesse dato l’incarico ad un dipendente comunale.
A questo punto, la domanda nasce spontanea: ma l’affidamento a un professionista locale, oppure ad uno studio commerciale, non avrebbe avuto lo stesso risparmio? Inoltre si parla di questo “super software” con “tecnologia aliena” ma in realtà, software del genere sono reperibili da qualsiasi professionista, altrimenti nessuno potrebbe fare accertamenti!”
Sulla questione dei trasporti scolastici, già affrontata dall’Assessore Moccia nell’Assemblea pubblica del due marzo scorso, come replica alle precisazioni del primo cittadino?
“Anzitutto va detto che il trasporto scolastico non è stato l’unico aumento operato dall’ amministrazione Di Leo, come ha sottolineato l’ex Assessore Rocco Moccia, quando ha spiegato i motivi delle sue dimissioni. E’ anche vero che il trasporto alunni è un servizio che funziona, ma non paragonabile alla gestione precedente. Pertanto, tentare di eliminare uno dei quattro scuolabus non sarebbe la soluzione ottimale e non sarebbe nemmeno paragonabile ad altri comuni citati dal primo cittadino, dove, evidentemente, il numero di alunni è inferiore.  Considerando che sono stati citati comuni limitrofi, perché non si fa riferimento anche al comune di Gesualdo? Dove addirittura il costo del trasporto scolastico è completamente gratuito? Il comune di Gesualdo non ha problemi di bilancio? Stante alle dichiarazioni del sindaco, tutti i comuni hanno gli stessi problemi di Bilancio. Come mai a Gesualdo avviene questo miracolo?
Inoltre, considerando che il pulmino per la scuola materna è sempre esistito, mentre gli altri sono stati inseriti successivamente, la proposta del Di Leo, sembrerebbe a mio modesto parere, allusiva e ritorsiva verso operatori efficienti e ben voluti da tutti i genitori degli alunni. Qualora il sindaco decidesse di eliminare un pulmino, con quale criterio farebbe questa scelta? Quali sarebbero gli autisti che verrebbero sacrificati?”
In merito a quelle che sono state le puntualizzazioni di Michele Macina durante l’assemblea pubblica del due marzo, il sindaco Di Leo ha replicato che queste problematiche arrivano da lontano ed in particolare dalla gestione amministrativa precedente. In merito a questa precisazione come replica?
“Trovo singolare e contraddittoria questa sua posizione. Questo suo giustificarsi sugli aumenti e sulle colpe del passato, a me sembra alquanto strano. E’ paradossale che nell’intervista rilasciata ad una testata on line irpina, il sindaco affermi con certezza e con chiarezza che fosse un grande amico di Aurelio Cangero, per poi “dimenticare” quest’amicizia in occasione del suo intervento presso l’auditorium comunale, quando ha rimandato alla gestione precedente tutte le colpe sulle problematiche degli aumenti. La verità, invece, è ben diversa: tra i due, non c’era un grande feeling. Vero è, che nella consiliatura 2009-2014, la presenza del vice sindaco era alquanto scarsa, tale da mettere in dubbio fino all’ultimo la conferma della sua candidatura alle elezioni del 2014”.
Il sindaco di Sturno, ha tenuto a precisare, quali sono stati i motivi di questa apparente crisi politica, poiché ritiene che l’attuale amministrazione comunale è ben solida e non risente minimamente di questi scossoni. Secondo lei si può davvero parlare di crisi?
E’ singolare, che un vicesindaco viene revocato su una problematica molto importante come quella dell’accertamento IMU-TARI. E’ altrettanto singolare che un assessore molto quotato, come Rocco Moccia, si dimetta per incompatibilità con l’attuale maggioranza.
Nonostante questo “terremoto politico” per il sindaco Di Leo, non è successo niente. Tutto prosegue come e meglio di prima.  “Tutto va bene Madama la marchesa!” 
Invece, a mio modesto parere, sarebbe stato opportuno istituzionalizzare la crisi, portando la discussione nella sede naturale, il consiglio comunale, per un’ampia ed approfondita discussione, confrontandosi anche con la minoranza portando a conoscenza anche la cittadinanza sulla crisi politica che si è aperta nella comunità sturnese. In questo modo sarebbe stato possibile dare un nuovo slancio, ma invece si è messa una toppa peggiore del buco. Un buco molto più grande, che politicamente, se si avesse un minimo di buonsenso, avrebbe un’unica soluzione: le dimissioni”.
Nel corso del suo intervento, il sindaco Di Leo l’ha chiamata in causa quale promotore della candidatura dell’ex sindaco Franco Di Cecilia nella lista del “Sole”. Trova riscontro in questa dichiarazione?
E’ vero in parte. Il sindaco dice il falso quando afferma con certezza che sia stato io, la persona che ha fatto candidare l’ex sindaco Franco Di Cecilia.  La verità però, è un’altra: la candidatura di Franco di Cecilia era già stata decisa, dopo l’uscita di Michele Macina. Questo aveva creato un grosso problema alla lista del “Sole”, poiché, trovare un candidato che prendesse più di duecento preferenze, era obiettivamente difficile. L’unico profilo di candidato con queste potenzialità era Franco Di Cecilia e questo lo sapevamo entrambi, perché avevamo lungamente discusso su questo argomento, tenendolo celato a tutti gli altri candidati della lista.
La delegazione che è andata a casa di Franco Di Cecilia, di cui io facevo parte, era semplicemente una pantomima messa in scena dal candidato in pectore, che voleva essere legittimato da tutto il gruppo, quasi fosse Gesù Cristo che entra a Gerusalemme tra folle plaudenti e festanti.  Quindi, io, ho soltanto accettato “spintanemaente” un invito pressante affinché ciò accadesse, ma era già tutto deciso”.