Il magma invisibile del male che emerge: L’infanzia negata! di Nicola Prebenna

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Tanti sono i problemi che affliggono la società, mancava lo sfruttamento dell’infanzia. Il paese è di fronte a scelte da cui dipende il futuro dei prossimi anni. Camminiamo sull’orlo della procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, siamo alla ricerca di strategie utili a riavviare i progetti momentaneamente bloccati. Crepe vistose e poco rassicuranti sono emerse nel corpo della Magistratura, aziende in fase di delocalizzazione che disinvoltamente non si curano del destino di centinaia di lavoratori. Si può dire che il paese non dorme sonni tranquilli. Eppure non si finisce di essere sorpresi da quanto la cronaca ci spiattella in faccia. Ed è di questi giorni l’emersione di una condotta criminale che grida vendetta. Essa ha come vittime bimbi e genitori. I protagonisti, stando a quanto finora accertato, sono molteplici. Gestori e titolari di case-famiglia, psicologi, giudici onorari, funzionari dei centri sociali, personale dei tribunali dei minori, pare che abbiano messo in atto, in zone circoscritte per fortuna del paese, condotte spregiudicate e provvedimenti immotivati nella sostanza, per sottrarre, con false incriminazioni o atti di accusa pretestuosi, bambini ai loro genitori, per favorire la loro assegnazione alle case-famiglia, con evidente e non trascurabile vantaggio economico per le strutture di accoglienza. Sappiamo che l’ingordigia non conosce limiti, se come ben ci ricorda il Sommo Poeta la lupa, allegoria della brama di possesso, e dopo ‘l pasto ha più fame che pria. Sappiamo che le occasioni per il parziale soddisfacimento della cupidigia non mancano mai e sono tante, ma indigna profondamente che la ricerca del profitto immotivato sia esercitata sulla pelle, sull’affettività, sulla sensibilità delle persone, bambini e genitori. Sorprende e indigna anche che l’orchestrazione del caso sia avvenuta coartando i fatti, falsificandoli, producendo documentazione falsa, in una correità che non risparmiava nessuno dei complici. Vittime sono stati tanti bambini, tanti genitori che hanno vissuto situazioni kafkiane, al limite del dramma e della tragedia. Cosa possiamo al momento? Innanzitutto attendere che la magistratura faccia il suo corso, che accerti le responsabilità di ciascuno, e che se le accuse si rivelano fondate che i responsabili siano doverosamente e convenientemente puniti. Poi è imperativo categorico che educatori, psicologi, la società civile nelle sue sfaccettate articolazioni, non si stanchino mai di richiamare tutti al rispetto delle persone, in modo particolare dei piccoli, per favorirne una sana crescita socio-psico-affettiva naturale e progressiva, preservando e rispettando la loro incolumità fisica. Tanti fatti di cronaca, purtroppo, ci consegnano l’immagine di violenti accanimenti punitivi nei confronti dei piccoli indifesi. Maxima debetur puero reverentia, recita un’espressione latina di Giovenale, che tradotta vuol significare, tra qualche altra interpretazione, che al fanciullo si deve il massimo rispetto. Ed è con questo messaggio che ci congediamo da questa breve riflessione su un aspetto triste e terribile dell’insensibilità che spesso caratterizza il nostro tempo, età di progresso e di conquiste significative sul piano tecnologico da un lato, di smarrimento dei valori e diffusa disumanizzazione dall’altro.