Per chi suona la campana di Nicola Prebenna

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Il Senato vota la fiducia
   Il senato tentenna ma si va avanti. Non tutti gli sforzi sono inutili ma possono costituire una preziosa occasione per ripartire. Ciò a cui abbiamo assistito ieri è stata una rappresentazione dell’Italia, come è, come si vorrebbe che sia, come è stata. Nella narrazione dei fatti d’Italia è imprescindibile il riferimento alla condizione difficile di coabitazione con il virus. Gli interventi di ieri in senato hanno ribadito, dai diversi punti di vista, quello che da sempre i rappresentanti dei partiti ripetono. I sostenitori del governo ribadiscono che molto è stato fatto, ed ultimamente hanno cominciato anche a dire che forse degli errori o dei ritardi ci sono stati. Gli oppositori del governo continuano a sciorinare condanne sulle inefficienze, sui ritardi, sulle mancate risposte ai tanti problemi del paese. Le due tesi si contrappongono: da una parte la barca va, dall’altra, alla bartaliana maniera, l’è tutta da rifare!
   In mezzo Renzi e la sua formazione politica, all’origine dello strappo e della verifica della maggioranza, consumatasi ieri. La posizione di Renzi è quella di chi, stanco dei rinvii, ha voluto recuperare maggiore libertà nello spingere perché le cose si facciano, ed in tempi rapidi. Il nostro punto di vista è che ieri, oltre a ciò che è stato detto, hanno non poco significato gli omissis, i retropensieri, i sedimenti di rancori vecchi e nuovi, la ricerca di fatti nuovi.
   Al bisogno di Renzi e del suo partito di recuperare maggiore spazio d’azione, ha fatto da contrappunto il compiacimento sottotraccia degli ex-compagni di partito. Questi si sono subito precipitati ad emettere la fatwa nei confronti di Renzi, ritenuto inaffidabile. Ha fatto sponda il M5S, ben lieto di togliersi dai piedi un rompiscatole come Renzi. Il presidente del consiglio Conte aveva ben chiaro dove si sarebbe potuto arrivare. Avvertendo pure lui il peso di una insistente pressione renziana sul collo, si è dato da fare. Ha ricercato responsabili primi, volenterosi, soccorritori vari, utili a superare le colonne d’Ercole della fiducia.
   E’ vero, da sempre è vero che la politica è l’arte del possibile. E’ vero che i ravvedimenti sono sempre possibili. I passaggi repentini e i balzelli continui della quaglia scatenano tanti dubbi sulle ragioni vere di conversione. I casi sono in realtà  pochi. Questo per quanto attiene, a grandi linee, al quadro d’insieme, costituito da tante manovre delle diverse formazioni politiche trincerate tutte dietro il bene del paese, la lotta alla pandemia.
   Ora la domanda fondamentale: che fare? Ci viene in mente una riflessione di tanti anni addietro di Fortebraccio. A proposito della diffusione dei rapimenti tra la fine degli anni sessanta e anni settanta, aveva affermato che un aspetto positivo dei rapimenti era che avevano scoperchiato la foglia di fico che copriva le vergogne d’Italia. Ecco, ora il problema vero, serio, e a mio parere che non è stato ancora inquadrato seriamente, è costituito da come strutturare i progetti per attingere alle risorse finanziarie del Recovey Found.
   Vanno bene i ristori, lo scostamento di bilancio che saranno approvati in giornata, ma la scommessa fondamentale è costituita dai progetti. Debbono essere per davvero l’occasione per ammodernare il paese, per ridurre lo squilibrio tra nord e sud, potenziare le infrastrutture, per rifondare i principi di una nuova idea di paese. Siamo, però, realisti. Tutti i progetti hanno bisogno di tempi ragionevoli, ma è noto l’adagio che chi bene inizia è a metà dell’opera. E, nonostante le difficoltà dei numeri traballanti, degli appetiti che potrebbero scatenarsi, delle inevitabili polemiche politiche, è questo il momento di non concedersi distrazioni, di adoperarsi per davvero per una rifondazione del paese: a meno che gli obiettivi non siano quelli più prosaici di una gestione del potere, finalizzata al potere, vicino e lontano.