Strage silenziosa all’Isochimica: muore Modestino Montesano, trentiquattresima vittima dell’amianto

La morte di Modestino Montesano, ex operaio dell’Isochimica di Avellino e originario di Ospedaletto d’Alpinolo, rappresenta un altro doloroso capitolo nella lunga tragedia legata alla fabbrica di scoibentazione di Borgo Ferrovia. Con lui, il numero delle vittime tra coloro che lavorarono a stretto contatto con l’amianto sale a trentaquattro. Deceduto per una patologia riconducibile all’esposizione alle fibre di amianto, Montesano fa parte di quella generazione di operai che, negli anni Ottanta, furono esposti quotidianamente a sostanze tossiche senza adeguata protezione. Lo stabilimento dell’Isochimica fu attivo per anni nella rimozione dell’amianto dalle carrozze ferroviarie, operazione effettuata in condizioni che oggi apparirebbero inaccettabili: tute inadatte, scarsa informazione e nessuna consapevolezza reale dei rischi. Le conseguenze, emerse decenni dopo, sono gravi e irreversibili: malattie come asbestosi, mesotelioma pleurico e tumori polmonari hanno colpito decine di lavoratori. Le loro vite, spesso spezzate prematuramente, sono diventate simbolo di una battaglia più ampia per la salute, la verità e la giustizia. Nel tempo, il caso Isochimica è divenuto emblema di disastro ambientale e umano. Numerose sono state le denunce, i procedimenti giudiziari e le richieste di giustizia da parte dei familiari delle vittime. Alcuni responsabili sono stati condannati per disastro colposo e omicidio colposo plurimo, mentre altri sono stati assolti, ma per molti la sensazione è che non tutto sia stato davvero chiarito. Intanto, le istituzioni hanno avviato – spesso con ritardo – campagne di screening sanitario e iniziative di tutela per ex operai e residenti del quartiere. Nel ricordo di Montesano, gli ex colleghi e le famiglie continuano a farsi sentire, rivendicando non solo memoria, ma anche dignità. Perché queste non sono solo statistiche: sono vite, nomi, volti, storie interrotte che meritano attenzione e rispetto. La comunità si stringe attorno ai familiari e ripete, ancora una volta, che non c’è giustizia senza memoria e che il dolore collettivo può diventare forza per cambiare.

Marika Remondelli